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Fumo: la guerra segreta di Phillip Morris per promuovere i dispositivi Iqos

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La Philip Morris, finanziatrice di una Fondazione anti-fumo, è accusata di minare la credibilità dell’Oms e dei ricercatori anti-tabacco per promuovere i dispositivi Iqos, in alternative alle sigarette tradizionali

Risale al 13 settembre 2017 il lancio ufficiale della Foundation for a Smoke-Free WorldFSFW  (“Fondazione per un mondo senza fumo”) da parte della multinazionale del tabacco Philip Morris International (PMI). La creazione della FSFW rientra, almeno formalmente, nel quadro delle iniziative di Corporate Social Responsibility (CSR) aziendali.

Fondata e presieduta dal dott. Derek Yach, medico sudafricano, ex direttore esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), per oltre 30 anni esperto di salute pubblica di fama mondiale e sostenitore della battaglia globale anti-tabagismo, FSFW è stata istituita per rafforzare l’attività di lobbying di PM, per esercitare una sostanziale influenza sulla ricerca scientifica e, soprattutto, per sostenere un suo prodotto, il dispositivo elettronico Iqos (un’alternativa alla sigaretta tradizionale), immesso nel mercato nel 2014.

Iqos non è una sigaretta elettronica, ma una mini-sigaretta che scalda il tabacco senza bruciarlo («heat not burn») grazie alla tecnologia HeatControl. Il risultato è l’assenza di fumo e cenere e un odore meno persistente rispetto alle sigarette.

Il suo contenuto di nicotina è simile a quello delle sigarette comuni, ma si presume che il livello di altre sostanze sia inferiore: un quinto delle nitrosamine e un centesimo dell’anidride carbonica. Secondo quanto emerso da uno studio pubblicati nel 2017 da JAMA Internal Medicine, i composti volatili presenti nelle sigarette classiche sono contenuti anche nelle sigarette a riscaldamento del tabacco.

Tuttavia, la Convenzione quadro dell’Oms per la lotta al tabagismo (2003) è contraria alle e-cigarettes, ai prodotti del tabacco elettronici e a qualsiasi altra alternativa. Nonostante la FDA statunitense le abbia concesso nel 2020 lo status di tabacco a rischio modificato, Iqos deve essere monitorato e devono esserne valutati con rigore scientifico gli effetti sulla salute. Tali ricerche, secondo l’Oms, non devono e non possono essere condotte dalle multinazionali del tabacco.

L’inchiesta per Le Monde

Stéphane Horel ha condotto per Le Monde — con Ties Keyzer, Tim Luimes ed Eva Schram di “The Investigative Desk” (Paesi Bassi) e in collaborazione con “Follow the Money” (Paesi Bassi) e “Knack” (Belgio) — un’inchiesta giornalistica sulla presunta guerra segreta di Philip Morris contro l’Oms e gli esperti della lotta anti-tabacco.

L’obiettivo finale della Philip Morris sarebbe riuscire ad accedere alla Convenzione quadro dell’Oms e cancellare l’articolo 5.3, che vieta ogni tipo di influenza degli interessi commerciali (o di altra natura) dell’industria del tabacco sulle politiche di salute pubblica attuate dagli Stati membri.

Nel frattempo, Philip Morris sarebbe riuscita, a distanza di decenni, ad attuare il cd. Project Sunrise: dal 1995, la multinazionale del tabacco starebbe lavorando ad un piano strategico per dividere i ricercatori del movimento anti-tabacco, cioè romperne l’unità sfruttando le differenze di opinione tra moderati e “proibizionisti”.

La suddetta inchiesta, condotta a partire dalla consultazione e dall’analisi di documenti interni, moduli fiscali, procedimenti giudiziari e analisi dei ricercatori delle università di Bath (Regno Unito) e California (Stati Uniti) sembra dimostrare che la fondazione stia servendo prevalentemente gli interessi della Philip Morris International.

Nel mese di maggio 2019 è cessata la pubblicazione on line dei verbali delle riunioni del consiglio della Fondazione. Desta sospetto anche il fatto che non sia mai stata resa nota l’identità dei membri del suo consiglio scientifico, sciolto in data ignota. Per di più, dei 40 milioni di euro di contributi concessi dalla Fondazione in più di tre anni di esistenza e dei 96 milioni promessi non si sa nulla: non sono stati mai resi pubblici né gli importi, né i nomi dei beneficiari e i criteri di aggiudicazione sono tuttora sconosciuti.

Nel complesso, tuttavia, circa 100 entità sparse in tutto il mondo avrebbero ricevuto finanziamenti dalla Fondazione. Come spiegato da Horel nella sua inchiesta, dall’estrazione dei dati sulle dichiarazioni della fondazione alle autorità fiscali statunitensi, svolta da un gruppo di ricerca sul controllo del tabacco dell’Università di Bath, sarebbe anche uscito fuori che il sito web di riferimento di Tobacco Tactics includesse tra i beneficiari più quotati tre ricercatori incaricati di sviluppare “centri di eccellenza” per approfondire la questione della riduzione del danno da fumo.

Negli Stati Uniti, il team guidato da Jed Rose, inventore del cerotto alla nicotina, avrebbe ricevuto 4 milioni di euro. Il Centro neozelandese di Marewa Glover sulla “sovranità degli indigeni e il fumo” avrebbe ricevuto poco più di 6 milioni di dollari per promuovere interventi di riduzione del danno da tabacco tra le comunità indigene.

In Italia, l’Università di Catania e, nello specifico, il “Centro di eccellenza per l’accelerazione della riduzione dei rischi”, avrebbe ricevuto 6,8 milioni di euro dalla Fondazione, che si sarebbe impegnata a versarle ulteriori 18 milioni, secondo quanto emerso dai documenti fiscali del 2019.

Nel 2017, inoltre, Philip Morris avrebbe affidato al prof. Riccardo Polosa quasi 1 milione di euro per valutare e comparare la sigaretta elettronica e Iqos. Polosa — numero uno degli studi sulle sigarette elettroniche, autore di ricerche accademiche sulla riduzione del danno da tabacco e noto simpatizzante dell’industria del tabacco — ha in più occasioni invocato una regolamentazione meno restrittiva dei governi nazionali in materia di commercializzazione dei prodotti del tabacco a rischio potenzialmente ridotto.

L‘ambigua «svolta» di Yach

Derek Yach, quando era all’Oms, aveva contribuito in maniera decisiva all’adozione di uno storico trattato internazionale, la già citata Convenzione quadro dell’Oms, finora sottoscritta da ben 182 paesi.

Nel 2017 però Derek Yach ha cambiato radicalmente vita e posizioni in materia di tabacco e tabagismo. Dalla ricostruzione offerta da Le Monde trapelano informazioni sull’incontro tra l’amministratore delegato di Philip Morris, André Calantzopoulos, e Derek Yach. Quest’ultimo, nel settembre 2017 ha annunciato la creazione della FSFW, confermando di aver accettato l’incarico di presidente della Fondazione.

Finanziata in toto da Philip Morris per un importo di 80 milioni di dollari l’anno (67,22 milioni di euro) per dodici anni, corrispondenti a quasi 1 miliardo di dollari (840 milioni di euro), la suddetta fondazione mira a porre fine al fumo nell’arco di una generazione attraverso attività di “ricerca indipendente”.

Le proteste

La nascita della fondazione ha scatenato un’ondata di proteste e voci di dissenso, levatesi da grandi società di medicina, università, attivisti per la salute pubblica e sostenitori del controllo del tabacco di tutto il mondo.

L’Unione internazionale contro la tubercolosi e le malattie polmonari, una storica organizzazione scientifica globale che opera per il miglioramento della salute delle persone che vivono in paesi a basso e medio reddito, ha condannato questa manovra, definendola come un atto di “corruzione da 1 miliardo di dollari”. 

Anche la prestigiosa American Cancer Society ha alzato la voce, chiedendo di non affidarsi ai “soldi facili” della Fondazione FSFW finanziata dalla grande multinazionale del tabacco. In effetti, oltre 400 organizzazioni di sanità pubblica, università, istituti di ricerca e riviste scientifiche statunitensi hanno dichiarato di aver rifiutato tutte le sovvenzioni offerte dalla suindicata Fondazione e hanno fatto sapere che i presidi delle principali scuole di sanità pubblica del Nord America considerano tali sovvenzioni una “immorale” forma di finanziamento a favore dell’industria del tabacco.

L’Oms, proprio dove Yach aveva costruito gran parte della sua carriera, si è scagliata apertamente contro di lui e considera qualsiasi forma e modalità di collaborazione con la Fondazione come una palese e inaccettabile violazione dell’articolo 5.3 della Convenzione. Tramite posta elettronica, l’Oms ha sollecitato il suo ex direttore esecutivo a rimuovere dal sito web della Fondazione ogni riferimento al suo precedente ruolo nell’agenzia Onu.

La difesa di Yach

Intervistato da Le Monde, Derek Yach assicura che la Philip Morris non stia influenzando in alcun modo l’operato della Fondazione da lui presieduta:

“[…] lo statuto della fondazione, la sua organizzazione no-profit e le regole per l’assegnazione delle sovvenzioni vietano a Philip Morris di partecipare alla sua governance, alle sue decisioni, strategie o attività.”. 

In un articolo pubblicato sulla rivista The Lancet il 14 ottobre 2017, dal titolo Foundation for a smoke-free world e in un precedente paper del 2009 apparso su Tobacco Control, Yach aveva ribadito l’indipendenza della Fondazione dal suo finanziatore. A suo avviso, non si tratterebbe di una semplice affermazione, bensì di un dato di fatto legale, etico e non negoziabile.

Le accuse interne

Da quanto emerge dall’inchiesta di Le Monde, l’accusa più evidente di “connivenza” tra la Fondazione e la multinazionale è giunta attraverso un contenzioso per un licenziamento ingiusto, che ha visto come protagonista Lourdes Liz, ex direttrice dei media digitali e social della Fondazione.

L’ex dipendente accusa l’organizzazione di “riferire a Philip Morris e Altria”, società madre di Philip Morris USA. Nella sua denuncia, inoltrata nel gennaio 2021, Liz accusa la Fondazione di usare impropriamente il suo status di organizzazione no-profit esentasse per agire come organizzazione di facciata al servizio dell’industria del tabacco e per diffondere tra giovani e adolescenti l’acquisito e l’uso di sigarette elettroniche, con gravi conseguenze per la salute pubblica mondiale.

Liz ha spiegato che nell’estate del 2018 Derek Yach avrebbe incontrato i rappresentanti di Altria allo scopo di far inserire elementi del linguaggio dell’azienda nella comunicazione della Fondazione. Pochi mesi dopo il suo licenziamento, nel settembre 2020, sarebbe stato aggiornato quell’accordo, a cui sarebbe stata aggiunta una frase per autorizzare la Fondazione a “scambiare informazioni o interagire con terzi” (tra cui, probabilmente, Altria e Philip Morris).

Mentre l’Oms si rifiuta di collaborare o di lavorare con la Fondazione, la Philip Morris, per ora, sembra aver guadagnato terreno nonostante le accuse sollevate da più parti. 

Fonti: Airc/UCSF/The Lancet

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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