La cefalea cronica è una malattia sociale invalidante: arriva l’assegno di invalidità

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La cefalea cronica potrebbe diventare presto una malattia sociale e chi ne soffre potrebbe ricevere un assegno di invalidità. È quanto previsto dalla proposta di legge arrivata in queste ore alla Camera, volta a far riconoscere la cefalea primaria cronica – che colpisce circa 7 milioni di italiani – come una patologia invalidante, dopo essere stata accertata nel paziente da un centro accreditato e da almeno un anno.

Il testo unificato (684 e 1109-A) “Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale” presentato in aula potrebbe avere il primo sì già in settimana e con esso potrebbe quindi riconoscersi la cefalea cronica come malattia in grado di limitare o compromettere gravemente la capacità di far fronte agli impegni di famiglia e di lavoro.

Non è un caso, di fatti, che per l’Organizzazione mondiale della sanità la cefalea cronica sia al terzo posto tra le malattie invalidanti e che, solo in Italia, nelle sue forme primarie colpisca in media circa il 12% degli individui. A differenza della maggior parte delle malattie croniche, non costituisce un problema esclusivo della terza età, ma, anzi, si manifesta per lo più nel periodo più produttivo della vita. Va da sé che, quindi, oltre ai costi relativi alle spese relative alla diagnosi e al trattamento, vadano considerati anche quelli riferibili all’incidenza delle assenze sul lavoro e alla ridotta produttività.

I numeri sulle cefalee

La cefalea o “mal di testa” è una condizione molto diffusa che può dipendere da cause diverse. Vanno distinte in primo luogo le cefalee primarie, o “cefalee malattia”, nelle quali il dolore e eventuali sintomi di accompagnamento costituiscono il problema da risolvere, dalle cefalee secondarie, o “cefalee sintomo”, nelle quali invece il mal di testa è il sintomo di un’altra patologia.

Le cefalee primarie rappresentano il 90% dei casi, e i dati dell’Oms indicano che le due forme più frequenti, cefalea di tipo tensivo ed emicrania, colpiscono rispettivamente circa il 30 e il 15% della popolazione, con elevati costi diretti (principalmente visite, esami, farmaci), cui si aggiungono costi indiretti (in particolare, la perdita di produttività), di molto superiori.

Un trattamento farmacologico mirato può ridurre l’intensità e la durata degli attacchi, ma spesso l’emicrania e le cefalee primarie risultano sottotrattate, anche se si è in presenza di un rilevante peggioramento della qualità di vita. Anche da questo dato di fatto deriva una presenza nella popolazione di circa 1,4/2,2% di forme croniche, in tutto o in parte refrattarie alle cure, che impediscono una normale vita lavorativa e sociale, comportando costi abbastanza alti.

In Italia, ad esempio, la spesa annua sanitaria che per ogni emicranico episodico ammonta a circa 800 euro, sale a più di 2600 euro per ogni paziente con emicrania cronica. Oltre all’emicrania cronica, le principali forme di cefalee primarie croniche, cioè accomunate dal loro verificarsi stabilmente per più di metà del tempo di vita del paziente, sono la cefalea di tipo tensivo cronica, la cefalea a grappolo cronica, l’emicrania cronica parossistica, la “New Daily Persistent Headache”, la Hemicrania continua.

Sono queste persone affette da forme di cefalea cronica, refrattaria alle terapie e con limitazione delle capacità lavorative, oltre che con una qualità di vita compromessa, che meritano il riconoscimento di pazienti affetti da malattia sociale.
 
Alla luce di ciò, infine, le forme di cefalea che potranno essere riconosciute come malattia sociale elencate nel provvedimento sono:

  • emicrania cronica e ad alta frequenza
  • cefalea cronica quotidiana con o senza uso eccessivo di farmaci analgesici
  • cefalea a grappolo cronica
  • emicrania parossistica cronica
  • cefalea nevralgiforme unilaterale di breve durata con arrossamento oculare e lacrimazione
  • emicrania continua

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Germana Carillo

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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