Integratori alla curcuma ed epatite: riflettori puntati sugli ingredienti provenienti dall’India

integratori curcuma

Alcuni integratori di curcuma hanno provocato casi di epatite acuta colestatica e il Ministero della Salute continua ad indagare sulle possibili cause che sono a monte di questa situazione. Cosa è successo davvero? L’origine del problema potrebbe essere da ricercare negli ingredienti provenienti dall’India.

Mentre sempre nuove marche e lotti di integratori a base di curcuma vengono aggiunti dal Ministero all’elenco dei prodotti già segnalati (qui trovate i dati aggiornati), un team di esperti continua ad indagare sulle cause del fenomeno che ha portato ai 16 casi di epatite acuta colestatica finora noti.

Sembra però che per avere i risultati ufficiali occorra aspettare ancora alcune settimane, dato che le analisi richiedono tempi lunghi. I test vengono infatti effettuati sia sugli integratori segnalati che sulla materia prima, alla ricerca di eventuali contaminati come aflatossine, coloranti o farmaci che potrebbero aver scatenato i casi di epatite.

Le ipotesi non mancano, anche al di fuori dei canali ufficiali. Interessante il parere di Fabio Firenzuoli, docente universitario e responsabile del Centro di Ricerca e Innovazione in Fitoterapia e Medicina integrata all’Ospedale Careggi di Firenze.

Innanzitutto, l’esperto sottolinea che la vicenda è “un fulmine a ciel sereno”, si tratta infatti della prima volta che si verificano casi del genere. Ad oggi vi era stato solo un caso di epatite autoimmune legata al consumo di curcuma, tipologia comunque differente da quella colestatica acuta.

Il sospetto che molti hanno, è che la materia prima indiana con cui sono stati realizzati gli integratori alla curcuma segnalati, abbia subito una contaminazione. Questo potrebbe essere avvenuto durante la fase di produzione o di trasporto oppure essere da imputare al fatto che, per quei prodotti, è stata utilizzata un tipo di curcuma differente dalla più comune curcuma longa.

Alla domanda su quale idea si sia fatto dell’origine dei problemi legati a questi integratori, posta da Il Salvagente al professor Firenzuoli, l’esperto ha risposto:

Ci sono più ipotesi in campo. Personalmente ne immagino almeno due: il produttore – alcuni degli integratori contaminati hanno in comune lo stesso fornitore indiano della materia prima – non ha utilizzato la curcuma longa ma un altro tipo che può avere effetti epato-tossici. Oppure potrebbe esserci una maggiore sensibilità metabolica alla spezia da parte delle donne che si sono ammalate di epatite: tra tutti i casi segnalati, infatti, c’è un altro comune denominatore, ovvero che la maggior parte dei pazienti sono donne”.

Firenzuoli ci ricorda che i benefici della curcuma sono comprovati scientificamente, in particolare il suo effetto antinfiammatorio e protettivo nei confronti del fegato. Si mostra però cauto relativamente all’utilizzo della spezia fresca o in polvere (non quindi degli integratori) che al momento sembrerebbe sicura ma:

Chi può dirlo? Non mi sento di dare una risposta certa ed univoca: è sicura fino a che non venga associata ad un caso di epatite. La situazione è monitorata costantemente e non mi sento di escludere alcuna ipotesi”.

Non ci resta che attendere i dati ufficiali, ossia che il Ministero della Salute trovi il bandolo della matassa!

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Francesca Biagioli

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