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L’aria inquinata provocherebbe fino a 6 milioni di nascite premature, secondo questo studio

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Non solo i bambini nascono prematuramente a causa dell’inquinamento, ma il loro peso alla nascita risulta anche essere più basso

L’inquinamento dell’aria è il possibile responsabile di circa sei milioni di parti prematuri nel mondo ogni anno e di oltre 3 milioni di bambini nati sottopeso. È quanto emerge da questa analisi – la prima a calcolare il reale peso dell’inquinamento domestico e atmosferico sulla salute delle neomamme e dei feti – che combina i risultati di diversi studi scientifici condotti finora. Per lo studio, il team di ricercatori ha esaminato infatti 108 studi relativi all’inquinamento dentro e fuori casa, mettendo in correlazione i risultati con quattro principali fattori di rischio in gravidanza: periodo di gestazione al momento del parto, riduzione del peso alla nascita, condizione di sottopeso del neonato, nascita prematura. L’indagine ha coinvolto 204 paesi in tutto il mondo.

Dopo aver contemplato nell’indagine anche altri fattori di rischio oltre all’inquinamento (come stile di vita della neomamma, dieta, consumo di alcol e di tabacco) è emerso che l’inquinamento dell’aria è la causa principale di neonati sottopeso e parti prematuri – questi ultimi risultano ogni anno in più di 15 milioni di bimbi nati morti ogni anno. Secondo i ricercatori, se si riuscisse a minimizzare l’inquinamento dell’aria nel sud-est asiatico e nell’Africa sub-sahariana, il numero dei bimbi nati prematuri o sottopeso potrebbe essere ridotto ogni anno del 78%.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità infatti, più del 92% della popolazione globale vive in aree dove la qualità dell’aria è al di sotto dei limiti raccomandati, mentre circa il 49% delle persone è esposto ad alti livelli di inquinamento anche fra le mura domestiche. Le aree del mondo più inquinate sono quelle del Sud e dell’Est dell’Asia (Cina, India, Pakistan e Bangladesh), che ospitano 49 delle 50 città più inquinate del pianeta.

L’inquinamento dell’aria viene generalmente misurato sulla base dell’esposizione alle particelle di particolato di dimensioni inferiori ai 2,5 micron: una volta inalate con la respirazione, queste particelle vengono rapidamente assorbite dal sangue ed entrano in circolo (proprio a causa delle dimensioni molto ridotte), divenendo potenziale causa di problemi respiratori ed altre patologie. Per quanto riguarda invece la qualità dell’aria all’interno delle nostre abitazioni, questa è influenzata dall’uso di combustibili solidi come legno e carbone per il riscaldamento e la cucina, ma anche l’abuso di prodotti per l’igiene della casa che rilasciano nell’aria sostanze inquinanti e dannose, come dimostrato da questo studio.

A livello individuale, l’esposizione all’inquinamento dell’aria di casa sembra avere effetti molto più devastanti sulle puerpere rispetto a quello dell’aria respirata fuori – afferma l’epidemiologo Rakesh Ghosh, autore dello studio. – Quindi, minimizzare il più possibile l’esposizione all’inquinamento domestico dovrebbe essere parte delle cure da garantire alle donne in gravidanza, per tutelare la salute dei nascituri.

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Fonte: PLOS Medicine

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Ho 25 anni e sono laureata in Lingue Straniere. Sono da sempre attenta alle problematiche ambientali e rivolta a uno stile di vita ecosostenibile. Tento nel mio piccolo di ridurre al minimo l’impronta ambientale con scelte responsabili nel rispetto della natura che mi circonda.
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