Antibiotici addio! In Massachusetts l’infezione intestinale si cura con la “donazione” di pupù

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40 dollari al giorno per la vostra… pupù. A Medford, nel Massachusetts, si tenta in questo modo di porre una soluzione a un problema che colpisce più di 500mila persone e uccide 14mila americani ogni anno: l’infezione intestinale da Clostridium difficile (super-batterio C.), un germe particolarmente cattivo e resistente agli antibiotici.

Così, proprio come si dona il sangue, ora la OpenBiome, una banca feci senza scopo di lucro, raccoglie feci e offre ai volontari 40 dollari al giorno, affinché sua altezza la cacca non venga buttata via ma venga egregiamente riutilizzata come terapia per curare le infezioni intestinali. I donatori devono avere un’età compresa tra i 18 ei 50 anni, avere un peso corporeo più o meno perfetto ed essere in grado di garantire “donazioni frequenti” per 60 giorni di fila.

OpenBiome è stata fondata da Mark Smith del MIT nel 2012, dopo che aveva assistito alla enorme sofferenza di un suo caro prima di ricevere un trapianto fecale salva-vita. “Pensate a noi come una banca del sangue, ma per la cacca“, ha spiegato. “Non si dovrebbe volare da un posto all’altro del Paese per ottenere delle feci“, è per questo che OpenBiome lavora con gastroenterologi e altri specialisti per assicurarsi che i campioni di feci siano consegnati nelle varie città almeno all’interno di un raggio di quattro ore.

Lo scopo, quindi, è quello di recuperare gli escrementi umani e creare una vera “Banca feci” in grado di garantire un certo numero di trapianti (il primo caso di trapianto di microbiota fecale in Italia è avvenuto solo l’anno scorso), considerati ormai dalla maggior parte dei medici una cura miracolosa per il C. difficile, una infezione batterica che, tra l’altro, colpisce più comunemente i degenti in ospedale. Essa provoca febbre, crampi dolorosi, diarrea grave e, nei peggiori dei casi, gonfiore intestinale.

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I trapianti di feci da donatori sani hanno risolto definitivamente il problema, soprattutto quando tutti gli altri trattamenti, in primis gli antibiotici, hanno fallito. Il trapianto, infatti, aiuta a ripristinare l’equilibrio di batteri buoni nell’intestino, molto efficaci nel combattere le infezioni.

Non stento a credere che una simile iniziativa possa trovare terreno fertile anche in Italia, anche se gli ospedali che praticano trapianti di feci sono ancora pochi, soprattutto perché sono ancora in corso ricerche e test per verificarne l’efficacia e la sicurezza.

Staremo a vedere, intanto mangiate sano e tenetevi in forma: la vostra pupù prima o poi potrebbe servire!

Germana Carillo

Foto: OpenBiome

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Giornalista pubblicista, classe 1977, laureata con lode in Scienze Politiche, Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci anni.
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