Troppi infarti a Taranto, eccesso di ricoveri anche per i bambini: colpa dell’inquinamento industriale

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

A Taranto troppi infarti a causa dell’inquinamento industriale. Per questo PeaceLink ha scritto una lettera alla Commissione europee sottolineando la grave situazione in cui si trovano gli abitanti della città pugliese. Ma non solo.Anche i bambini soffrono a causa dell’inquinamento.

Due studi hanno dimostrato le conseguenze sugli abitanti della città. Le autorità europee devono sapere che nelle urine dei tarantini purtroppo si trovano sostanze pericolose, tra cui il il naftalene, fra gli IPA cancerogeni. Si tratta della principale emissione in massa della cokeria.

LEGGI anche: ILVA: PIOMBO NELLE URINE DEGLI ABITANTI DI TARANTO

Classificata dallo IARC fra le sostanze appartenenti al gruppo 2B, ossia fra i possibili cancerogeni il naftalene è stato rilevato durante l’aggiornamento dello Studio epidemiologico dell’Istituto Superiore di Sanità.

“L’esposizione alle polveri industriali è responsabile di un +4% di mortalità e di unincremento specifico della mortalità per tumore polmonare del +5%. Inoltre, alle polveri industriali è associato un incremento del +10% per infarto del miocardio, il che significa che tali polveri producono non solo un impatto a lungo termine (tumore polmonare) ma anche un impatto immediato in quanto gli infarti avvengono, come dimostra lo studio in oggetto, negli stessi giorni in cui si verificano incrementi di polveri sottili provenienti dall’area industriale spiega PeaceLink.

LEGGI anche: DALLA DIOSSINA DELL’ILVA ALLA CANAPA. IL RISCATTO DELL’AGRICOLTORE DI TARANTO

Il secondo studio è l’aggiornamento 2016 del Dottor Forastiere che ha rilevato un eccesso di ricoveri del 24% tra i bambini del quartiere Tamburi, a ridosso dell’acciaieria Ilva. La causa? Malattie respiratorie infantili.

Le autorità sono al corrente della gravità della situazione, visto che in determinati giorni, i wind days, quando si alza il vento dall’area industriale, invitano la popolazione ad aprire le finestre nelle ore di minore inquinamento. A rischio sono soprattutto alcune categorie di persone, tra cui bambini, anziani, cardiopatici e immunodepressi.

Si tratta però di misure che non bastano a contenere i danni sulla salute pubblica. Alla luce di questi dati Peacelink ha rivolto un appello accorato alle autorità comunitarie:

“Quali altre violazioni al diritto comunitario debbano verificarsi affinché la Commissione Europea intervenga a protezione dei cittadini di Taranto e degli operai dell’Ilva?”.

LEGGI anche: TARANTO: TUTTI I MALATI DELL’ILVA

Il nostro pensiero non può che andare alla storia del piccolo Lorenzo la cui vita è stata tristemente spezzata a soli 5 anni di cancro, una morte prematura causata dalla presenza di numerosi corpi estranei tra cui ferro, acciaio, zinco, silicio e alluminio nel cervello del bambino.

LEGGI anche: LA TRISTE STORIA DI LORENZO, UCCISO A 5 ANNI DAI VELENI DELL’ILVA

Francesca Mancuso

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Naturale Bio

Tè matcha per restare in forma: come introdurlo nella propria dieta

Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook