La guerra per il prezioso ginseng americano che rischia l’estinzione

Il ginseng americano è considerato un rimedio tutto fare in Cina e proprio questo paese ne importa grandi quantità. Ora però sembra che le risorse stiano per finire e di conseguenza si assista ad una sorta di “selvaggio west” tra coltivatori e ladri di ginseng.

La medicina cinese ritiene che il ginseng selvatico americano (Panax quinquefolius da non confondere con il Panax ginseng, asiatico) possa aiutare in tante situazioni: dalla depressione, alla stanchezza, all’impotenza. Chi si occupa della gestione di flora e fauna selvatica negli Usa, però, ha già lanciato più volte l’allarme: la grande richiesta dalla Cina sta mettendo a rischio estinzione questa preziosa radice.

Sugli Appalachi (catena montuosa situata nella parte orientale del nord America) e nelle zone limitrofe, le radici nodose crescono selvagge nel bosco ma vengono anche coltivate, spesso sempre nel bosco simulando la condizione selvaggia. Solo dei veri intenditori riescono a riconoscere la differenza tra le due varietà.

In questi luoghi le proprietà del ginseng sono conosciute fin dall’antichità e i Cherokee (popolo nativo del Nord America ) utilizzavano la radice come tonico per coliche, raffreddori e altri disturbi. Da allora la fortuna di queste radici è cresciuta alimentando un vero e proprio business.

Fatto sta che oggi le coltivazioni sono a rischio in quanto c’è chi, fiutato l’affare, si è messo a rubare il ginseng. I contadini quindi si stanno addirittura armando per evitare di perdere il loro prezioso raccolto e qualche ladro è già stato arrestato o multato.

La famiglia di Larry Harding, come riporta il reportage di National Geographic sull’argomento, coltiva il ginseng da decenni, una tradizione di famiglia iniziata da suo padre più di 65 anni fa. Una coltivazione che ha da sempre dovuto fare i conti con diverse sfide: insetti, malattie, funghi, cervi, topi, tacchini, siccità, tempeste ma ora, oltre ai problemi di tipo “naturale”, si è aggiunta appunto anche la presenza dei ladri.

ginseng-americano-radici

Come mai si accaniscono proprio sulle coltivazioni? Il ginseng selvaggio è sempre più raro da trovare e, inoltre, la raccolta è solo apparentemente facile. La pianta cresce infatti strettamente radicata su pendii ripidi e rocciosi in boschi di montagna dove abitano serpenti e orsi neri, spesso in cespugli di rovi e ortiche che mettono a dura prova la resistenza di pelle e vestiti. Ci vogliono abilità e pazienza per estrarre le radici intatte e proprio per questo il prezzo è elevato (pensate che le radici selvagge migliori e più preziose vengono acquistate addirittura da collezionisti che non le utilizzano affatto ma le mettono semplicemente in mostra).

Tante persone però non si rendono conto della preziosità di questa radice e del pericolo estinzione a cui sta andando incontro. Come ha dichiarato Eric Burkhart, botanico della Pennsylvania State University e rinomato esperto di ginseng:

“Questa è una specie protetta a livello internazionale, eppure molte delle persone che ho incontrato non hanno idea dei problemi di conservazione. È come il selvaggio West”.

Dal 1975 il ginseng americano è elencato come specie protetta ai sensi della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (CITES), il trattato globale nato per prevenire la distruzione di piante e animali con valore commerciale.

In realtà, dunque, il ginseng americano non è ancora ufficialmente considerato una specie in via di estinzione, ma ogni anno le autorità federali valutano i pro e i contro di un’eventuale aggiunta in questo elenco.

Diciannove Stati Uniti consentono ai cercatori di ginseng di raccoglierlo in natura durante una stagione limitata. Per legge federale, le radici possono essere esportate solo se sono state scavate legalmente e da piante di almeno cinque anni. Le leggi statali, invece, variano ampiamente. Alcuni stati, tra cui Illinois, Iowa, Maryland, Vermont e Wisconsin, richiedono licenze o permessi per scavare e vendere ginseng selvatico. Altri stati richiedono ai rivenditori di avere licenze solo per esportare ginseng attraverso i canali di stato.

A partire dal 2012, il Fish and Wildlife Service ha lanciato l’Operation Root Cause, per bloccare il traffico illegale di ginseng. L’agente Cottrell, che ha lavorato in incognito come cercatore e commerciante in Pennsylvania, ha affermato che lo sforzo, completato nel 2015, ha rivelato “molte attività illegali. Il Ginseng è addirittura usato come valuta per i pagamenti per qualsiasi cosa: droghe, armi da fuoco e, a volte, nella lotta tra coltivatori e ladri c’è anche chi perde la vita, come è avvenuto nel giugno 2016 in Ohio quando è stato trovato il corpo di un cercatore nel terreno di agricoltore poi arrestato.

Normale che esista anche chi, per difendere il suo ginseng, ha ideato brillanti stratagemmi. E’ il caso del signor Smith che protegge il ginseng nei suoi boschi spolverando alcune delle grandi radici con una speciale polvere colorante blu che brilla d’oro quando viene illuminata con luce ultravioletta. Se qualcuno ruba una radice contrassegnata, le autorità che controllano le spedizioni nel porto possono rintracciarne il colore.

Insomma un vero far west in stile americano!

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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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