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Così le lobby del tabacco stanno sfruttando la pandemia per aumentare i loro profitti (mascherati da aiuti)

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Nelle Filippine l’industria del tabacco è diventata un “benefattore” del paese. Con la compiacenza del governo centrale, fornisce ingenti aiuti e strumentazione sanitaria per la lotta al Covid-19. Una “tattica” ampiamente adottata dall’industria del tabacco per fare pressione sulle istituzioni governative e sanitarie, aumentare i profitti e incrementare la produzione nonostante la pandemia.

Il 26 marzo 2020, mentre le Filippine registravano 707 casi di Covid-19 a due settimane dal lockdown nazionale imposto per frenare la diffusione del coronavirus, la maggiore azienda di tabacco del paese e il suo braccio operativo,  nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa (RSI), hanno donato centinaia di sacchi di riso e sardine in scatola al governatore della città di Cagayan de Oro, capoluogo della provincia del Misamis Oriental, nella regione del Mindanao Settentrionale.

Una settimana dopo, le stesse società – la PMFTC (Philip Morris Fortune Tobacco Corporation) e la Jaime V Ongpin Foundation (JVOFI), partner del programma locale di RSI, Embrace – hanno donato un ventilatore del valore di 1.8 milioni di PHP [peso filippino] (pari a 37.440 dollari USA) all’ospedale principale per il Covid-19 della regione del Mindanao Settentrionale per tramite del governo provinciale del Misamis Oriental. Pacchi di cibo e acqua in bottiglia hanno rifornito inoltre l’ospedale cittadino JR Borja General Hospital e sacchi di riso hanno raggiunto diverse città della provincia del Misamis Oriental.

Le immagini della pagina Facebook ufficiale della città di Cagayan de Oro City, contenute in un post datato 9 novembre 2020, mostrano alcuni funzionari locali, tra cui il sindaco della città Oscar Moreno, che espongono il carico di donazioni di mascherine, camici isolanti usa e getta, tute lavabili e guanti in nitrile offerti dalla Jaime V. Ongpin Foundation, il braccio CSR della Philip Morris Fortune Tobacco Corporation (PMFTC).

RSI dell’industria del tabacco: il caso filippino

La PMFTC è l’affiliata filippina del gigante del tabacco Philip Morris International, che nel paese detiene una quota di mercato di circa il 70%. I marchi del mercato filippino della PMFTC, esito di una joint venture con la Fortune Tobacco Corporation, sono Marlboro e Fortune. La Fortune Tobacco Corp è di proprietà dell’LT Group del tycoon sino-filippino Lucio Tan.

Nel settembre scorso, JVOFI aveva distribuito in tutto il paese, per conto di Embrace, ambulanze, ventilatori, macchine per la reazione a catena della polimerasi (PCR) per i test Covid-19, dispositivi di protezione individuale, prodotti alimentari e kit di test rapidi.

Le iniziative di responsabilità sociale d’impresa (RSI) di JVOFI erano state giustificate dalle pressanti richieste avanzate dal governo filippino, che cercava il sostegno del settore privato per affrontare una pandemia senza precedenti.

In realtà, le attività di RSI promosse da aziende produttrici di tabacco dovrebbero essere vietate; ai sensi della Convenzione quadro dell’Organizzazione mondiale della sanità per la lotta al tabagismo (FCTC), i paesi firmatari dell’accordo, tra cui Filippine, sono tenuti a vietare ogni forma di pubblicità, promozione e sponsorizzazione del tabagismo.

La RSI costituirebbe quindi una forma illegale di sponsorizzazione dell’industria del tabacco, ma nelle Filippine non esiste una legge che sancisca il divieto. Esistono però un documento del 2010 sulla protezione della burocrazia nazionale dalle interferenze dell’industria del tabacco e delle linee guida, pubblicate a maggio 2020, sul controllo del tabagismo in considerazione dell’epidemia da Covid-19.

Pandemia: un nuovo business per i giganti del tabacco

Secondo i sostenitori della campagna anti-fumo, i giganti industriali del tabacco, responsabili ogni anno di oltre 8 milioni di decessi in tutto il mondo, non si sarebbero mai assunti alcuna responsabilità di fronte alle gravi malattie e ai decessi causati dal tabacco, ignorando le ulteriori dannose conseguenze del tabagismo sul piano sociale e ambientale.

Secondo i suoi detrattori, l’industria del tabacco avrebbe sfruttato la pandemia del Covid-19 del 2020 per elargire donazioni e fornire attrezzature e risorse ai paesi più bisognosi e, soprattutto, per mostrarsi come “parte della soluzione” al problema dell’epidemia globale. Ricorrendo a questa tattica, l’industria del tabacco tenta di avvicinarsi ai governi nazionali allo scopo di interferire sulle politiche sanitarie messe in atto per ridurre il consumo di tabacco e, in certi casi, riesce a delegittimarle e perfino ad annullarle.

Durante la pandemia, sia la Japan Tobacco International (JTI) che la già citata PMFTC avrebbero fatto pressioni sul Dipartimento delle Finanze delle Filippine per ottenere il permesso di tenere aperte le aziende produttrici di sigarette, sebbene esse siano beni non essenziali. Per la JTI si trattava di una strategia di contrasto al contrabbando di sigarette.

Secondo il Global Tobacco Industry Interference Index 2020, le Filippine si classificano al 19° posto tra i 57 paesi inseriti nel ranking mondiale, con un punteggio di 57. Un incremento di 3 punti rispetto al punteggio di 54 del 2019. Il punteggio più basso indica una minore interferenza dell’industria del tabacco nel paese.

Fonti: Global Tobacco Index/Jvofi.org

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Donatella Vincenti. Laureata in Lingue e Scienze Politiche, nel 2017 ha conseguito un dottorato alla Luiss sulla transizione ecologica nel mondo arabo-islamico. Nel 2015 ha curato la rubrica "Green Islam" per la webradio Radio Bullets.
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