In Europa non si respira (e le mascherine non c’entrano)

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L’inquinamento atmosferico uccide in Europa ogni anno fino a 346mila persone, le stesse vittime provocate finora nel Vecchio Continente dal coronavirus. Lo rivela il nuovo nuovo rapporto Ocse “Health at a Glance” presentato oggi a Parigi. Secondo l’analisi annuale, anche se in generale l’inquinamento atmosferico è diminuito nella maggior parte dei paesi europei negli ultimi due decenni, rimane al di sopra delle linee guida dell’OMS, in particolare in alcune grandi città dell’Europa centrale e orientale.

L’inquinamento atmosferico è il principale fattore di rischio ambientale in Europa, con pesanti conseguenze per la salute, l’economia e il benessere, tra cui maggiore mortalità prematura, aumento dei costi sanitari, nonché una riduzione della produttività del lavoro e della produzione economica in alcuni settori (ad esempio l’agricoltura e la silvicoltura).

Ciò ha gravi conseguenze sulla salute e sulla mortalità delle persone: nell’UE le stime attribuiscono tra 168.000 e 346.000 decessi solo all’inquinamento atmosferico da polveri sottili (PM 2,5 ) nel 2018. Le perdite legate alla salute e dovute all’inquinamento atmosferico sono notevoli. Una stima prudente dell’impatto sul benessere del PM 2.5 e l’ozono mostra che solo quest’aspetto equivale a una perdita annua del 4,9% del PIL nell’UE.

pm2.5 ocse

Ocse

A seconda dei metodi di stima, le morti premature vanno da 168mila a 346mila in tutti gli Stati membri dell’UE nel 2018, pari al 4%- 7% di tutti i decessi. Inoltre, centinaia di migliaia di persone sviluppano varie malattie associate all’inquinamento atmosferico, portando a una perdita di circa 3,9 milioni di anni di vita ogni anno nell’Unione europea.

La perdita di benessere è attribuita all’impatto di questi inquinanti sulla mortalità, insieme a una minore qualità della vita, una minore produttività del lavoro e una maggiore spesa sanitaria. Gli sforzi per ridurre l’inquinamento atmosferico devono concentrarsi sulle principali fonti di emissioni. Neanche a dirlo, il principale responsabile è l’uso di combustibili fossili nella produzione di energia, nei trasporti e nel settore residenziale, nonché nelle attività industriali e agricole.

“Il piano dell’UE dalla crisi COVID-19 offre un’opportunità unica per promuovere una ripresa economica verde integrando considerazioni ambientali nei processi decisionali, supportando così il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni nazionali dell’UE per il 2030. Lo stesso settore sanitario può contribuire al raggiungimento di questo obiettivo implementando varie misure per ridurre al minimo la propria impronta ambientale. Attraverso approcci multisettoriali, le autorità sanitarie pubbliche possono anche contribuire a politiche urbane e dei trasporti rispettose dell’ambiente, che possono anche promuovere una maggiore attività fisica” spiega l’Ocse.

Sebbene la maggior parte dei paesi europei abbia ridotto sostanzialmente le proprie emissioni di vari inquinanti atmosferici dal 2005, la maggior parte rischia ancora di non adempiere ai propri impegni di riduzione delle emissioni nazionali per il 2030 a meno che non vengano prese misure aggiuntive.

E l’Italia? Il nostro paese non brilla di certo, anzi. Secondo il rapporto sulla qualità dell’aria (2000-2017) presentato dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea) in base alle rilevazioni dell’aria provenienti da oltre 4mila stazioni di monitoraggio in Europa, l’Italia è il primo Paese europeo per morti premature da biossido di azoto (NO2), registrando più di 14mila vittime ogni anno, e compare nel gruppo dei Paesi che sforano sistematicamente i limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici. E’ inoltre al secondo posto per il particolato fine PM2,5 (58.600 decessi).

Il piano di ripresa dell’UE dalla crisi COVID-19, approvato dal Consiglio europeo nel luglio 2020, mira a promuovere una ripresa verde integrando considerazioni ambientali nel processo di ripresa. Il piano piano dovrebbe anche promuovere il raggiungimento degli impegni nazionali di riduzione delle emissioni.

Il peso sanitario ed economico dell’inquinamento atmosferico in Europa

L’inquinamento atmosferico causa diversi problemi di salute, in particolare malattie respiratorie e cardiovascolari. Diversi inquinanti atmosferici possono influenzare diverse parti del corpo. I maggiori danni alla salute causati dall’inquinamento atmosferico sono causati dall’esposizione cronica al particolato, in particolare al particolato fine (PM 2.5 ) che aumenta il rischio di malattie cardiache, ictus, cancro ai polmoni e molte malattie respiratorie tra cui asma, bronchite, polmonare ostruttiva cronica malattia (BPCO) e infezioni respiratorie.

inquinamento salute

©Ocse

“Le perdite di benessere associate all’inquinamento atmosferico sono enormi. Tenendo conto dell’impatto sulla mortalità, sulla qualità della vita inferiore per le persone che si ammalano a causa dell’inquinamento atmosferico, sulla minore produttività del lavoro e sulla spesa sanitaria più elevata, si stima che quelle legate a PM 2,5 e ozono in tutti i paesi dell’UE in tutti i paesi dell’UE abbiano raggiunto 600 miliardi di euro nel 2017, pari al 4,9% del PIL totale dell’UE” si legge nel rapporto.

Per leggere la versione integrale dello studio clicca qui

Fonti di riferimento: Ministero della salute, Oecd Library, Oecd

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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