Escherichia Coli: il batterio killer che “non si sa”

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Altri 365 casi di complicazioni di E.Coli scoperti in Germania, dove si cerca di fare in fretta per capirne le effettive cause. Il batterio, necessario per la corretta digestione, talvolta assume delle forme che creano disturbi, fino, come abbiamo visto al decesso. Avanzano psicosi e supposizioni, ma ciò che si può dire oggi è che il motivo iniziale sembra essere venuto meno: non è colpa dei cetrioli provenienti dalla Spagna.

 

La denuncia delle prime ore delle autorità sanitarie tedesche però ha comunque fatto si che immediatamente venissero azzerate le esportazioni spagnole di verdura (Belgio e Russia tra le prime nazioni a rimandare indietro i prodotti spagnoli e a minacciare le importazioni di verdura dagli altri paesi europei) e questo ha creato un caso diplomatico tra le due nazioni principalmente coinvolte: La Spagna potrebbe avanzare una richiesta di risarcimento danni, in considerazione delle successive risultanze.

Per quanto riguarda i casi di decessi, saliti a 17, hanno tutti un tratto in comune: le persone decedute erano tutte state in Germania settentrionale. Dei nuovi 365 casi, invece, circa il 25% riguarda la sindrome HUS (emolitico-uremica), una complicazione dell’infezione che colpisce sangue e reni.

I sintomi dei casi meno gravi sono diarrea e forti coliche addominali, mentre nei casi più gravi di sindrome HUS, diarrea emorragica e sangue nelle urine. In alcuni casi di E.Coli ci sono anche polmoniti e setticemie. Le precauzioni sono in verità molto semplici: tenere un’adeguata igiene personale e lavare bene frutta e verdura e cuocere bene le pietanze.

Nessun caso è stato riscontrato in Italia, meglio ribadirlo. Per questo il Ministero della Salute e le organizzazioni dell’agricoltura, CIA, Coldiretti e altre, si affrettano ad affermare che i nostri prodotti sono assolutamente sicuri e di leggere sempre la provenienza degli alimenti, accertandosi che sia nostrana.

Redazione greenMe.it

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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