Epilessia nei bambini: sintomi, cause e cosa fare

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Epilessia nei bambini. L’epilessia è una condizione neurologica caratterizzata da crisi improvvise con perdita di coscienza e violenti movimenti convulsivi dei muscoli, le cosiddette “crisi epilettiche”. Si tratta di ricorrenti e inaspettate manifestazioni. Non a caso il significato greco della parola epilessia è “cogliere di sorpresa”: le crisi non sono prevedibili, per cui se ne è colpiti senza preavviso.

La giornata mondiale dell’epilessia che si celebra il 13 febbraio di ogni anno, è l’occasione buona per sfatare tutti quei pregiudizi e quelle discriminazioni che ancora accompagnano chi soffre di queste crisi. Ma è bene sapere che, soprattutto quanto a una diagnosi di epilessia durante l’infanzia, non significa per forza una condanna a una vita di limitazioni.

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Nei bambini, infatti, l’epilessia è un disturbo passeggero (basti pensare che l’epilessia è prevalentemente pediatrica: i due terzi delle epilessie infatti esordiscono prima dello sviluppo puberale), molti guariscono spontaneamente all’arrivo della pubertà ed altri riescono a tenere sotto controllo la malattia con i farmaci.

Epilessia nei bambini: i sintomi

Il segnale principale sono senza dubbio periodiche crisi epilettiche, crisi convulsive o di assenza, in cui il bambino per qualche secondo sembra lontano dall’ambiente in cui si trova. Le crisi epilettiche sono frequenti e ripetute, per cui qualche crisi sporadica non deve destare allarmi, dal momento che non significa epilessia.

A seconda di quanto è vasto il focolaio e della sua posizione all’interno del cervello, si hanno diverse manifestazioni di epilessia: se le scariche elettriche sono generalizzate e interessano tutto il cervello, si avranno le crisi classiche, in cui si perde conoscenza, si cade a terra e ci si irrigidisce. Ma se, per esempio, è coinvolta la zona del cervello che comanda i movimenti della mano destra, la crisi sarà caratterizzata da movimenti anomali e involontari di questa mano; se invece a essere coinvolti sono i neuroni del controllo dei movimenti degli occhi, si potranno avere crisi con deviazione laterale degli occhi.

C’è poi una forma benigna degli attacchi epilettici per cui è come se per una decina di secondi la persona colpita si distraesse e si tirasse fuori dal contesto in cui si trova. Si tratta di una forma che tende a guarire con la pubertà. Le forme più gravi, invece, quelle che si manifestano con crisi intense e frequenti, sono per lo più invalidanti e possono addirittura associarsi a un ritardo nello sviluppo cognitivo e motorio del bambino (complici anche i farmaci), perché fanno diminuire la capacità di concentrazione e di attenzione.

Epilessia nei bambini: le cause

Le crisi epilettiche in genere sono espressione di anomalie nell’attività elettrica dei neuroni, che comunicano tra loro attraverso scariche elettriche. Può però succedere in alcuni casi che un gruppo più o meno grande di neuroni scarichi in modo anomalo ed eccessivo dando vita, così, al focolaio epilettico che provoca a sua volta la crisi.

La maggior parte dei casi è dovuta a predisposizioni genetiche, in molti altri la responsabilità è di lesioni cerebrali più o meno estese (dovute a malformazioni cerebrali congenite, sofferenza del bambino durante la nascita, trauma cranico, tumori o malattie cardiovascolari).

Epilessia nei bambini: cosa fare in caso di crisi

In caso di crisi convulsiva, bisogna innanzitutto mantenere la calma e sapere bene cosa fare o non fare.

– Se, per esempio, il bambino è caduto a terra per le convulsioni, bisogna fare in modo che la testa non colpisca ripetutamente il pavimento o eventuali ostacoli, per cui sarebbe bene mettere un cuscino sotto la testa e ruotarlo su un fianco per far uscire la saliva.

Non cercare di contenere il bambino né di aprirgli la bocca: la contrazione della mascella in questi casi è molto forte, per cui sarebbe un pericolo per sé e per il bambino.

Non cercare di “rianimare” il bambino: secondo i medici sono inappropriati sia le respirazioni assistite sia i massaggi cardiaci.

– Nel caso in cui una crisi epilettica si manifesti senza convulsioni, bisogna evitare interventi inopportuni e non spaventare ulteriormente il bambino, ma tranquillizzarlo e confortarlo.

Per il resto, ci vuole solo tanta calma e tanta pazienza.

Germana Carillo

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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