Ebola: la deforestazione ha contribuito alla sua diffusione?

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È ormai tristemente nota l’epidemia di Ebola che sta investendo il continente africano ma che preoccupa sempre più anche Stati Uniti ed Europa dove si iniziano a registrare i primi casi. Tutto è cominciato lo scorso dicembre in una città chiamata Meliandou, in Guinea. Ma come ha fatto il virus ad espandersi così velocemente? Può la deforestazione aver giocato a suo favore?

Facciamo un passo indietro e cerchiamo prima di capire cos’è esattamente l’Ebola. Si tratta di una malattia scatenata da un virus molto aggressivo che porta prima ad una fase di incubazione asintomatica, che può durare da pochi giorni fino ad un massimo di circa 20, successivamente compare una sintomatologia che può essere scambiata con quella di altre malattie tropicali: vomito, diarrea, dolori muscolari, febbre alta, mal di testa, ecc. Sembra che il tasso di mortalità nel caso si venga colpiti da questo virus possa arrivare addirittura al 90% dato che non vi è neppure una terapia specifica per contrastare l’avanzata della malattia.

Durante il periodo di incubazione la persona colpita non è contagiosa, dunque non può trasmettere il virus, appena compaiono i sintomi invece la situazione cambia ma è necessario un contatto diretto con il malato e nello specifico con mucose, pelle non integra, sangue o secrezioni, ma anche con indumenti o oggetti infetti.

Il virus è ricomparso per la prima volta a dicembre scorso in Guinea e probabilmente ad infettare il bambino di 2 anni capostipite di questa nuova epidemia è stato un pipistrello cosiddetto “della frutta”, cioè quella specie africana che ama sostare sugli alberi di mango e sulle palme. Ma perché è entrato in contatto con l’uomo? Molto probabilmente, a causa della deforestazione, non trovava più i soliti alberi lontani dai villaggi e si è trovato costretto ad avvicinarsi sempre più ai centri abitati.

A dire questo è stato recentemente Jordi Serracobo, biologo dell’Università di Barcellona, che ha tenuto una conferenza a Roma presso l’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani. Come ha spiegato nel corso dell’incontro Serracobo: “La deforestazione e i cambiamenti climatici fanno sì che questi animali, che di solito vivono in zone non urbanizzate, vengano sempre più a contatto con l’uomo. Inoltre in Africa spesso sono consumati dalla popolazione locale. Ecco che questa relazione sempre più stretta con l’uomo influisce sulla dinamica del virus aumentandone la pericolosità“.

Sembra dunque che ancora una volta non ce la dobbiamo prendere con il “destino crudele” che ci manda malattie ed epidemie ma con noi stessi che non avendo saputo rispettare il pianeta che ci ospita ne subiamo sempre più le conseguenze! Oppure c’è dietro altro? A questo proposito potete leggere la riflessione sull’epidemia di Ebola del blog Clorofilla.

Secondo l’esperto, però, possiamo stare tranquilli almeno qui in Europa: “Non dobbiamo allarmarci per i primi casi di virus in Spagna il sistema di sorveglianza funziona. Tra Europa e Africa ci sono troppe differenze, qui non ci sarà nessuna epidemia“.

Francesca Biagioli

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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