Scuola: in caso di sintomi sospetti, va sempre richiesto il tampone. La nuova circolare del ministero (che mette a dura prova il sistema sanitario)

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In caso di sintomi sospetti di un alunno, il pediatra o il medico di famiglia devono richiedere “tempestivamente il test diagnostico” al dipartimento di prevenzione. Il Ministero della Salute fa chiarezza sui tamponi necessari per il rientro a scuola in caso di positività al Coronavirus, sia per alunni che per gli operatori scolastici.

Se il test risulta positivo per il rientro bisognerà effettuare, come prevedono i criteri vigenti, due tamponi (test di biologia molecolare) a distanza di 24 ore l’uno dall’altro con un contestuale doppio negativo.

L’alunno o operatore scolastico rientrerà a scuola con attestazione di avvenuta guarigione e nulla osta all’ingresso o rientro in comunità. In caso di diagnosi di patologia diversa da COVID-19, la persona rimarrà a casa fino a guarigione clinica.

Questo è quanto chiarito dal ministero della Salute con la circolare “Riapertura delle scuole. Attestati di guarigione da COVID-19 o da patologia diversa da COVID-19 per alunni/personale scolastico con sospetta infezione da SARS-CoV-2″, firmata dal Direttore generale del ministero della Salute Gianni Rezza e indirizzata a oltre 50 soggetti interessati.

Il documento chiarisce anche che per “caso sospetto” si intende quello in cui:

a) un alunno presenti un aumento della temperatura corporea al di sopra di 37,5°C o sintomatologia compatibile con Covid-19, in ambito scolastico;

b) caso in cui un alunno presenti un aumento della temperatura corporea al di sopra di 37,5°C o sintomatologia compatibile con Covid-19, presso il proprio domicilio;

c) caso in cui un operatore scolastico presenti un aumento della temperatura corporea al di sopra di 37,5°C o sintomatologia compatibile con Covid-19, in ambito scolastico;

d) caso in cui un operatore scolastico presenti un aumento della temperatura corporea al di sopra di 37.5°C o sintomatologia compatibile con Covid-19, al proprio domicilio”.

Una materia complessa sulla quale fino a oggi non c’era uniformità, come avevano lamentato pediatri e presidi. Il tentativo, quindi, è quello di uniformare le procedure sanitarie relative ai casi di malattie, chiarendo una volta per tutte come devono essere fatte le certificazioni mediche da presentare alla scuola, sia nel caso che lo studente (o il dipendente) abbia avuto il Covid, sia nel caso non lo abbia avuto.

Quindi, nel primo caso si deve aspettare che il tampone sia negativo, e si devono seguire le procedure previste per il Covid. Nel secondo caso , invece, si deve aspettare la guarigione dalla patologia non Covid (e ci sarà da attestare l’avvenuta guarigione).

Intanto dai territori iniziano ad arrivare le prime segnalazioni di lunghe attese per effettuare i tamponi ai bambini sintomatici. Si parla anche di 4, 5 giorni tra la richiesta del tampone e l’arrivo del risultato del referto, come denunciato da Paolo Biasci, Presidente Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri – giorni che oltretutto non sono coperti in alcun modo in caso di genitori lavoratori-.  La domanda che sorge spontanea è se laboratori, medici e infermieri del territorio e delle strutture ospedaliere riusciranno a reggere il carico di lavoro. Soprattutto in vista dell’arrivo dell’inverno e delle consuete influenze stagionali.

E siamo a soli 10 giorni dall’apertura dell’anno scolastico…

Clicca qui per leggere la circolare sui tamponi per rientrare a scuola

Fonte: ministero della Salute

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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