Voleva creare un dispositivo per il coronavirus, ma ingerisce dei magneti. Astrofisico australiano finisce in ospedale

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Contro il coronavirus un allarme che suona se ci tocchiamo il viso: idea brillante, ma finita male per il 27enne Daniel Reardon, astrofisico australiano, che l’aveva pensata. Il giovane infatti, ricercatore presso l’Università di Melbourne, ha ingerito alcuni magneti ed è finito in ospedale.

Il SARS-CoV-2, responsabile della terribile pandemia che sta affliggendo praticamente tutto il mondo, è molto contagioso per via aerea ma anche tramite contatto: per questo gli esperti raccomandano di lavarsi frequentemente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi e di non toccarsi il viso, per evitare di trasportare il virus direttamente nel naso o in bocca.

L’idea del ricercatore era dunque di per sé brillante: un allarme che ci avverte quando stiamo per toccarci viso, gesto che spesso facciamo in modo automatico senza rendercene conto del tutto. Il dispositivo, in particolare, era una sorta di “collana elettromagnetica”, molto ingegnosa ma anche potenzialmente pericolosa.

A pagarne le spese è stato infatti, purtroppo, lo stesso inventore: lo scorso giovedì 26 marzo, infatti, il giovane si è accorto di non aver realizzato quello che voleva, ovvero un dispositivo che fa scattare una sorta di allarme se le mani si avvicinano al viso, ma qualcosa che suonava sempre tranne quando le mani si avvicinavano al viso.

In termini tecnici il ricercatore voleva creare un sistema elettromagnetico in grado di chiudere un circuito elettrico in presenza di campi magnetici, nel caso specifico attaccati ai polsi, ma in realtà, per sbaglio, ha creato l’opposto: un sistema che chiude il circuito solo in loro assenza.

“Ho competenza e qualche esperienza con alcune apparecchiature elettroniche ma davvero nessuna nella costruzione di circuiti” ha ammesso il giovane a  The Guardian.

E per cercare di risolvere il problema ha peggiorato le cose, perché ha attaccato la collana attraverso dei piccoli (ma potenti) magneti di neodimio di circa 7 mm tra le orecchie e le narici, e non è riuscito poi a staccarli da queste.

Dopo svariati tentativi che non hanno fatto altro che peggiorare le cose (tra i quali anche l’utilizzo di pinze rudimentali che hanno solo creato ferite all’interno delle narici), è finito in ospedale, anche perché purtroppo uno dei due è sceso fino in gola, creando potenziale pericolo per la salute.

“La mia compagna mi ha portato nell’ospedale in cui lavora perché voleva che tutti i suoi colleghi ridessero di me – ha raccontato poi il ragazzo – I medici hanno pensato che fosse molto divertente, facendo commenti come ‘Questa è una ferita dovuta all’auto-isolamento e alla noia’”.

Il giovane ora sta bene, dimesso dopo rimozione manuale dei magneti.

coronavirus dispositivo magnetico

Referto ©Daniel Reardon/The Guardian

E promette di non fare più tentativi del genere. Anzi nel suo profilo Facebook condivide la sua storia raccontata a ‘The Guardian’ con ironia: “Nel caso avessi bisogno di farti una risata in questi tempi difficili“.

Fonti di riferimento: The Guardian

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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