La dipendenza da videogiochi è diventata ufficialmente una malattia (ed era ora!)

L’era del digitale ha portato con sé vantaggi e svantaggi, tra questi ultimi vi è sicuramente la dipendenza da videogiochi che è ora diventata una malattia a tutti gli effetti. A decretarla tale è stata l’Organizzazione mondiale della Sanità che l’ha inserita nell’elenco delle malattie conosciute.

Da gennaio 2022 la dipendenza da videogiochi si troverà ufficialmente nel nuovo testo dell’International Statistical Classification of Diseases and Related Injuries and Causes of Death (la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati), giunto alla sua undicesima revisione. Questo documento riporta oltre 55 mila malattie con definizioni e codici ed è utile ad uniformare le diagnosi e classificazioni a livello mondiale.

La decisione, annunciata da mesi, è stata presa in seguito alla votazione dei rappresentati dei paesi membri dell’OMS durante la 72esima edizione della World Health Assembly in corso a Ginevra.

Tra le patologie già note sarà inserito, dunque, anche il Gaming disorder ossia quella malattia che colpisce soprattutto giovani e giovanissimi e che li spinge a giocare ai videogiochi per la maggior parte della giornata, facendo prevalere questo su qualsiasi altro tipo di interesse e interferendo con la quotidianità, spingendo la persona ad isolarsi dal contesto famigliare, sociale, occupazionale, ecc.

Si rischia di vivere, insomma, una vita connessi in un mondo virtuale ma assolutamente sconnessi dalla realtà. Per essere considerata patologia, spiegano gli esperti, la dipendenza da videogame dovrà persistere per almeno 12 mesi (sono contemplati però anche casi con sintomi molto gravi in cui il fenomeno si verifica da minor tempo). Non importa invece se si gioca on-line o off-line, qualsiasi tipo di gioco, infatti, può dare dipendenza.

Dipendenza da videogiochi: sintomi

La “nuova” malattia si riconosce facilmente e include i seguenti sintomi:

  • difficoltà a limitare il gioco in quanto a durata, frequenza e intensità, indipendentemente dal contesto
  • priorità assoluta al gioco rispetto a qualsiasi altro aspetto o interesse nella vita quotidiana
  • seria compromissione di aree personali, famigliari, sociali, professionali o altro
  • continuazione dell’attività di gioco nonostante il verificarsi di conseguenze negative nella propria quotidianità


I videogiocatori in Italia

Secondo una ricerca Aesvi-Gfk, in Italia sono ben 29,3 milioni i videogiocatori, tra di loro 270mila ragazzi (quasi esclusivamente di sesso maschile) tra i 12 e i 16 anni, la categoria maggiormente a rischio dipendenza.

Sono anni ormai che gli esperti sono corsi ai ripari cercando di arginare il problema e aiutando le famiglie alle prese con figli affetti da dipendenza da videogame.

A Roma esiste un ambulatorio per la Dipendenza da Internet già dal 2009, diventato poi nel 2016 il Centro Pediatrico Interdipartimentale per la Psicologia del Web. Gli esperti che ci lavorano e hanno visto migliaia di casi, non sono stupiti più di tanto che la dipendenza da videogame sia diventata una malattia a tutti gli effetti.

Come ha dichiarato Federico Tonioni, psichiatra e psicoterapeuta fondatore del centro:

“Quando da noi arriva un adolescente nella terapia vengono coinvolti sempre anche gli adulti. Che la dipendenza da videogioco sia ora catalogata come una malattia a tutti gli effetti, non è una sorpresa. Ma le fasi di abuso e le dipendenze patologiche, di qualunque tipo, nascondono sempre un’angoscia più profonda, si tratta quindi di sovrastrutture che si vanno a sommare a disagi già esistenti. Il gioco, in questo senso, può essere un detonatore o un amplificatore. La terapia deve prendersi cura di questa angoscia, questo vale per gli adulti, figuriamoci per gli adolescenti”.

Insomma, la presa di coscienza dell’Oms sul problema dipendenza da videogiochi non arriva per caso ma in seguito ad allarmi su allarmi espressi da esperti in tutto il mondo.

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Francesca Biagioli

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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