Il farmaco più promettente per curare il Covid-19 costa 5 euro e funzionerebbe sui pazienti più gravi

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Continuano in tutto il mondo, come è inevitabile, le ricerche per trovare una cura efficace e sicura contro il coronavirus. Ora dal Regno Unito arriva la notizia che, un team di scienziati, avrebbe individuato un farmaco economico in grado di salvare molte vite: il desametasone. Si tratta però ancora di risultati preliminari, da prendere dunque con la dovuta cautela.

Alcuni ricercatori inglesi affermano di aver trovato quello che, a loro dire, è il primo trattamento in grado di prevenire i decessi causati da Covid- 19. Si tratta del desametasone che, secondo il nuovo studio (il più grande al mondo che ha testato diversi farmaci esistenti per vedere se funzionano anche contro il coronavirus) sarebbe in grado di ridurre la mortalità tra i pazienti molto gravi, ossia quelli che hanno bisogno di respirazione assistita o ossigeno.

Il desametasone è un farmaco già noto (è stato scoperto nel 1957) ed economico. Si tratta di un corticosteroide con effetti antinfiammatori e un soppressore della risposta immunitaria che viene utilizzato contro forti reazioni allergiche e malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo considera un farmaco essenziale per qualsiasi sistema sanitario.

Il nuovo studio ha preso a campione 2.104 infetti che sono stati scelti a caso per ricevere questo farmaco, 6 mg una volta al giorno (per via orale o per iniezione endovenosa) per dieci giorni. L’evoluzione della malattia è stata confrontata con quella di 4.321 pazienti che hanno ricevuto le cure abituali contro Covid-19.

Tra i pazienti che hanno ricevuto solo le altre cure, la mortalità a 28 giorni era più alta in coloro che necessitavano di ventilazione (+41%), intermedia in quei pazienti che ricevevano solo ossigeno (+25%) e più bassa tra coloro che non avevano necessità di alcun intervento respiratorio (+13%).

Il desametasone ha di fatto ridotto i decessi di un terzo nei pazienti ventilati e di un quinto in coloro che ricevevano solo ossigeno. Non è stato riscontrato invece alcun beneficio nei pazienti che non necessitavano di supporto respiratorio.

Secondo gli autori della ricerca, di cui questi sono ancora i risultati preliminari ma che presto potrebbero essere pubblicati su una rivista scientifica, il desametasone è in grado di prevenire 1 morte su 8, nei pazienti più gravi affetti da Covid-19, e 1 su 25 nelle persone che hanno bisogno di ossigeno.

Come ha dichiarato Peter Horby, professore di malattie infettive emergenti del dipartimento di medicina di Nuffield, Università di Oxford, e uno dei principali autori dello studio:

“Il desametasone è il primo farmaco per migliorare la sopravvivenza in covid-19. La sopravvivenza è più alta tra i pazienti che richiedono la respirazione assistita, quindi questo farmaco deve essere somministrato a tutti i pazienti in questo stato. Il desametasone è economico, disponibile e può essere utilizzato ora per salvare vite umane in tutto il mondo”.

Martin Landray, un altro autore dello studio ha poi aggiunto:

“Sebbene preliminari, questi risultati sono molto chiari, il desametasone riduce il rischio di morte nei pazienti con gravi complicanze respiratorie. È fantastico che il primo trattamento che provi a prevenire le morti sia disponibile e conveniente in tutto il mondo.

Il trattamento, infatti:

“dura fino a 10 giorni, il farmaco costa circa 6 euro, in totale si spendono in media meno di 40 euro per salvare una vita” ha concluso Landray

I risultati preliminari dello studio britannico supportano altre precedenti ricerche che avevano notato i benefici di questo farmaco, incluso uno studio retrospettivo su circa 400 pazienti, condotto presso l’ospedale Puerta de Hierro di Madrid. Il lavoro, non ancora rivisto da esperti indipendenti, mostra che i corticosteroidi riducono la mortalità del 41%. Altri lavori svolti in Spagna prima della pandemia e pubblicati su The Lancet Respiratory Medicine hanno sottolineato che il desametasone è in grado di alleviare gravi infiammazioni polmonari causate da infezioni.

“Nonostante questi risultati, c’è ancora molta strada da fare, ad esempio per identificare a quali pazienti deve essere somministrato il farmaco, quando e a quale dose” ha dichiarato a El Paìs Cristina Avendaño, farmacologa clinica dell’ospedale Puerta de Hierro di Madrid e co-autrice del primo studio.

Fonti di riferimento: Recovery Trial/ BBCEl Paìs

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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