Covid-19: quanto durano gli anticorpi? Ci si può ammalare di nuovo?

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Dopo essere stati infettati dal coronavirus, si sviluppano gli anticorpi utili a contrastarlo. Vero. Ma quanto dura l’immunità? In altre parole, è possibile ammalarsi di nuovo a distanza di tempo dal primo contagio?

Una domanda a cui gli scienziati di tutto il mondo stanno tentando di rispondere, raggiungendo però a risultati contrastanti. In particolare, due recenti studi sono giunti ad altrettante conclusioni differenti.

Secondo una ricerca condotta dall’Università dell’Arizona, gli anticorpi SARS-CoV-2 forniscono un’immunità duratura. Non è dello stesso avviso uno studio condotto dall’Istituto Europeo di Oncologia, secondo cui nei pazienti meno gravi gli anticorpi risultano dimezzati dopo un mese.

Esaminiamo nel dettaglio cosa dicono le due ricerche.

Lo studio dello IEO: l’immunità si dimezza dopo un mese

In questi giorni sono stati pubblicati sul Journal of Clinical Medicine i primi risultati dello studio pilota IEO nell’ambito dell’ampio progetto di sorveglianza e analisi dell’immunità. Il team del Laboratorio COVID dell’Istituto Europeo di Oncologia, guidato dai ricercatori Federica Facciotti, Marina Mapelli e Sebastiano Pasqualato ha scoperto che nei pazienti meno gravi, il livello di anticorpi prodotti dal sistema immunitario per combattere il virus si dimezza entro un mese dalla guarigione.

Una scoperta che dovrà ulteriormente essere confermata da studi più ampi e di lungo periodo, già in corso allo IEO, ma allo stato attuale secondo quanto emerso dalle analisi, chi ha contratto il virus non può sentirsi al sicuro e deve continuare a tutelarsi come tutti gli altri.

Ma non solo. Stando all’esito di questa ricerca, il test sierologico non può essere utilizzato per rilasciare l’ipotetica “patente di immunità”, ma è efficace come sistema di monitoraggio sistematico per identificare e bloccare sul nascere i nuovi focolai.

“Il tema della reinfezione diventa importante nella seconda ondata del virus, ma il tracciamento delle persone positive al Covid si è presentato come una priorità sin dall’esordio della pandemia – spiega Facciotti – Il tampone naso-faringeo è infatti uno strumento economicamente oneroso, ed è in grado di dare riposte circa la presenza di infezione esclusivamente al momento del prelievo. Per questo in IEO ci siamo concentrati anche sull’elaborazione di un test sierologico ELISA (acronimo per Enzyme Linked Immunosorbent Assays) in grado di misurare la quantità di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta al contatto virale, e la loro persistenza nell’organismo.  Abbiamo messo a punto, in collaborazione con il Laboratorio di Federico Forneris dell’Università di Pavia, un test che rileva le immunoglobuline G (IgG), affidabile al 95%, a un costo accessibile per tutte le strutture di ricerca. Successivamente lo abbiamo utilizzato per uno studio pilota su un campione di medici e infermieri malati di Covid-19, con l’obiettivo di identificare l’intensità e la durata dell’azione protettiva degli anticorpi nei soggetti infettati.”

Per lo studio, i medici hanno esaminato i sieri di 16 malati di forme meno gravi di Covid e di 23 che invece erano stati ricoverati in terapia intensiva. I risultati sono stati confrontati con quelli  di 436 persone sicuramente non infette, in quanto aderenti a studi IEO svolti prima del 2015.

“Abbiamo trovato che i pazienti non ospedalizzati avevano livelli di tutti gli anticorpi anti-Covid più bassi rispetto ai pazienti ricoverati in terapia intensiva, e che questi livelli, eccetto quelli degli anticorpi contro la proteina virale N, risultavano dimezzati entro un mese dalla scomparsa del virus dall’organismo. La nostra osservazione si è fermata, per ora, a 4 settimane dalla negativizzazione, ma stiamo studiando la “vita degli anticorpi” per un periodo più lungo e in una popolazione più ampia,  all’interno di un progetto di sorveglianza e analisi dell’immunità che riguarda un campione di 1500 dipendenti IEO, svolto in collaborazione con la Fondazione Europea Guido Venosta” prosegue Mapelli.

Tali risultati confermano altri studi che, su popolazioni diverse, hanno dimostrato gli anticorpi anti-covid diminuiscono nel tempo. In altre parole, aver avuto l’infezione non è un’assicurazione contro il virus.

“Va precisato tuttavia che il concetto di immunità non è solo legato agli anticorpi perché il sistema immunitario utilizza anche altre difese anti-virus, tra cui l’immunità cellulare. Potrebbe accadere che la mancanza di anticorpi permetta una possibile reinfezione per nuova esposizione al virus, ma non si sviluppino sintomi di malattia perché il sistema immunitario, già allenato, si attiva” ha aggiunto Pasqualato.

Per questo, tutti devono continuare a seguire le norme di sicurezza, indossando la mascherina, osservando il distanziamento e lavandosi le mani.

Lo studio dell’Università dell’Arizona: l’immunità è duratura

Diversi gli esiti a cui è giunto un altro team di ricerca, di cui fanno parte gli immunologi dell’Università dell’Arizona. Essi hanno studiato la produzione di anticorpi da un campione di quasi 6.000 persone e hanno scoperto che l’immunità persiste per diversi mesi dopo essere stati infettati dal SARS-CoV-2, il virus che causa il Covid-19.

“Vediamo chiaramente la produzione di anticorpi di alta qualità da cinque a sette mesi dopo l’infezione da SARS-CoV-2”, ha detto Deepta Bhattacharya, PhD , professore associato, dell’UArizona College of Medicine Tucson . “Molte preoccupazioni sono state espresse circa l’immunità contro COVID-19 non duratura. Abbiamo utilizzato questo studio per indagare su questa domanda e abbiamo scoperto che l’immunità è stabile per almeno cinque mesi “.

Il documento, pubblicato  sulla rivista Immunity, rivela che quando un virus infetta per la prima volta le cellule, il sistema immunitario impiega plasmacellule di breve durata che producono anticorpi per combattere immediatamente il virus. Questi anticorpi compaiono negli esami del sangue entro 14 giorni dall’infezione. Il secondo stadio della risposta immunitaria è la creazione di plasmacellule a lunga vita, che producono anticorpi di alta qualità che forniscono un’immunità duratura.

“Gli anticorpi forniscono una protezione duratura contro SARS-CoV-2? Questa è stata una delle domande più difficili a cui rispondere”, ha detto  Michael D. Dake, coautore dell’articolo . “Questa ricerca non solo ci ha dato la capacità di testare accuratamente gli anticorpi contro il COVID-19, ma ci ha anche fornito la consapevolezza che l’immunità duratura è una realtà”.

Secondo gli autori di questo studio, le ricerche precedenti si sono limitate a estrapolavare la produzione di anticorpi dalle infezioni iniziali e suggerivano che i livelli diminuissero rapidamente dopo l’infezione, fornendo solo un’immunità a breve termine. Il dott. Bhattacharya ritiene che queste conclusioni si siano concentrate sulle plasmacellule di breve durata e non abbiano tenuto conto delle plasmacellule a lunga vita e degli anticorpi che queste ultime producono.

Secondo gli scienziati, di certo l’immunità dura 7 mesi, il periodo di tempo più lungo

“di cui possiamo confermare la durata dell’immunità”, ha detto il dott. Bhattacharya. “Detto questo, sappiamo che le persone che sono state infettate dal primo coronavirus SARS, che è il virus più simile a SARS-CoV-2, vedono ancora l’immunità 17 anni dopo l’infezione. Se SARS-CoV-2 è  come il primo, ci aspettiamo che gli anticorpi durino almeno due anni, sarebbe improbabile per un tempo molto più breve “.

Una cosa è certa: meglio non abbassare la guardia. Il coronavirus è ancora poco conosciuto.

Fonti di riferimento: Istituto Europeo di Oncologia, University of Arizona, Immunity

LEGGI anche:

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
Terranova integratori

Come rafforzare il sistema immunitario prima dell’inverno

Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Misura

“A Misura di verde”: al via il progetto che pianterà oltre 13mila alberi in Italia per combattere i cambiamenti climatici

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Famas

Arriva la fibra di basalto per un isolamento performante

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook