Quasi 4000 casi di Covid-19 nei macelli del Paranà mentre in Cina il virus circola sulle confezioni di pesce surgelato

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I macelli e gli stabilimenti dove si lavora la carne sembrano essere luoghi particolarmente a rischio di sviluppare focolai di Covid-19. Preoccupa in particolare la situazione di uno stato brasiliano, il Paranà, dove sono stati registrati quasi 4000 casi di coronavirus legati appunto al settore della carne (di cui 1.138 in un solo stabilimento).

Al centro dell’attenzione in Brasile è soprattutto lo stabilimento di Toledo di BRF (il più grande produttore mondiale di polli) dove si sono registrati circa il 29% di tutti i casi di Covid-19 relativi ai macelli dello stato brasiliano di Paranà.

Nel suddetto stabilimento ci sono stati  1.138 casi confermati mentre se si considerano i numeri di tutto lo stato, secondo quanto riporta la Reuters, si parla di 3.979 casi di contagi avvenuti nei macelli fino al 24 luglio. Questo nonostante le aziende abbiano assicurato di rispettare le norme e messo in atto piani per scongiurare la diffusione del virus.

BFR ha dichiarato che, attualmente, dopo avere eseguito 11 mila tamponi nel solo impianto di Toledo, non è risultato nessun dipendente positivo. Ma i grandi numeri registrati nei mesi scorsi fanno comunque riflettere sul problema che, in questi luoghi di lavoro, vi è oggettivamente una maggiore possibilità di contagio.

Il fatto è che la catena di montaggio non permette il distanziamento sociale. Ne avevamo già parlato in un precedente articolo.

Altri focolai, anche se con numeri decisamente minori, si sono registrati presso gli stabilimenti della GT Foods e della JBS SA, il più grande esportatore di carne al mondo.

In Cina invece, come riporta la Reuters, le autorità hanno trovato il coronavirus su alcune confezioni di pesce congelato, transitato dalla città portuale di Dalian che ha recentemente combattuto una nuova ondata di contagi.

Il virus è stato trovato sull’imballaggio esterno del pesce congelato acquistato da tre società a Yantai, una città portuale nella provincia orientale dello Shandong.

A luglio, i funzionari doganali di Dalian, un importante porto nella provincia nord-orientale del Liaoning, avevano invece trovato il coronavirus  sulle confezioni di gamberetti congelati importati dall’Ecuador e, in seguito a questo, la Cina aveva poi sospeso le importazioni da tre produttori di gamberi ecuadoriani.

Alcuni dei prodotti ittici acquistati dalle tre società di Yantai erano stati trasformati per l’esportazione, mentre il resto era stato conservato in celle frigorifere e non è entrato nel mercato, secondo quanto hanno dichiarato fonti del governo che anche in questo caso tendono a rassicurare.

La situazione sarebbe  infatti sotto controllo: le autorità sostengono di avevano sigillato le merci e di aver sottoposto a quarantena e  tampone tutti coloro che vi erano entrati in contatto, risultati comunque negativi.

In effetti c’è da dire che le confezioni di cibo, almeno quelle che si trovano nei supermercati, sembrano essere abbastanza sicure come ha dimostrato uno studio di cui vi abbiamo parlato.

Fonte: Reuters

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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