Coronavirus: il test low cost coreano che ci dice se siamo positivi in 7 minuti

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Sapremo in 7 minuti se siamo positivi o no al coronavirus con il nuovo test rapido prodotto in Corea, che costa 12 euro contro i 18 dei tamponi usati finora. I risultati dell’incoraggiante sperimentazione effettuata in Veneto sono stati annunciati dalla Ulss 2 della Regione a cui ha fatto eco sulla propria pagina Facebook il Presidente Luca Zaia.

Il principio di funzionamento non è molto diverso da quello dei test rapidi sierologici: la rilevazione è fatta infatti ad occhio nudo, percependo un colore rosso solo in presenza del virus, che si lega chimicamente ai suoi anticorpi. La reazione avviene in pochi minuti (in media 7, comunque meno di 10)  consentendo di effettuare 100 test all’ora.

Ma questo test è sensibile al virus stesso, il SARS-CoV-2, non ai suoi anticorpi, e questo consente di determinare immediatamente l’eventuale positività del soggetto e quindi di attuare le misure preventive. E in un futuro non solo, perché quando – speriamo presto – si avrà a disposizione una terapia mirata efficace già nelle prime fasi delle malattia, una positività riscontrata anche senza sintomi potrà essere “colpita” in modo immediato.

I test sierologici rapidi invece rilevano la presenza degli anticorpi specifici, che possono indicare sia infezione in corso che passata (questo va poi confermato con il prelievo di sangue venoso). È chiaro che rilevare invece direttamente il virus consente in linea di principio l’attivazione di procedure più immediate.

“Questo test – spiega all’Ansa Roberto Rigoli, primario di Microbiologia a Treviso dove è stata effettuata la sperimentazione – va a prendere l’ipotetico virus nella “cantina” degli agenti patogeni, nel retro faringeo, lo stempera in un liquido e lo distribuisce in una “saponetta”. Quando si mettono le goccioline nella saponetta, il liquido nasale inizia a migrare (per effetto di forze generate artificialmente, N.d.R.) e c’è un punto in cui sono presenti degli anticorpi specifici contro il Covid-19: se esiste il virus, si attacca agli anticorpi specifici e avviene una reazione cromatica rilevando una bandina rossa”.

La sperimentazione è stata effettuata su circa 1000 persone, con errore considerato dagli esperti ragionevole, per quello che comunque è un test di screening, come sottolinea il primario, che necessita di conferma per la diagnosi definitiva, replicando artificialmente l’RNA virale in modo da essere certi della sua presenza, ovvero tramite adeguate varianti della PCR, tecnica di biologia molecolare per la quale fu assegnato un premio Nobel. Ma uno screening così rapido, se positivo, consente di isolare immediatamente il soggetto.

Dai dati pubblicati dalla Protezione Civile, in Italia sono attualmente presenti 12.919 positivi (su un totale di 243.344 casi accertati dall’inizio della pandemia, con 34.984 deceduti). Il virus dunque è ancora presente e i contagi continuano ad essere rilevati.

La possibilità di disporre di un test così rapido, anche solo come screening, sarebbe di grande aiuto per l’attuazione delle misure preventive. Lo dimostrano anche le esperienze di altri Paesi dove campagne di test a tappeto hanno consentito un contenimento dell’epidemia almeno sulla carta migliore (tra cui la stessa Corea del Sud).

I risultati verranno presto inviati allo Spallanzani di Roma e all’Istituto Superiore di Sanità in modo che il metodo venga inserito nel piano della sanità pubblica.

Fonti di riferimento: Ansa / Luca Zaia/Facebook / Protezione Civile  

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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