Il ritorno del coronavirus a Singapore lancia un’allerta al resto del mondo: non si può abbassare la guardia

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A Singapore il coronavirus è tornato, nonostante il Paese, modello per molti esperti, l’avesse quasi sconfitto. L’annuncio è stato dato dal Ministero della Salute del piccolo Paese asiatico e il caso lancia un’allerta a tutto il mondo: mai abbassare la guardia, perché il virus ormai è ovunque e insiste.

334 nuove infezioni che portano il bilancio nuovamente sopra i 3000 casi accertati. Un bilancio che sembrava superato da tempo e che preoccupa in quanto nessuno dei nuovi casi è importato: l’infezione è ancora domestica e quindi le misure di contenimento, particolarmente rigide a Singapore, riprenderanno come prima.

Nello Stato asiatico è stata attuata una politica di caccia al virus simile a quella attuata in Corea del Sud e che per molti esperti è vista come un modello: con tracciamenti continui via GPS e tamponi a tappeto, il SARS-CoV-2 è stato trattato come il più pericoloso dei malviventi. A questo si è associata la chiusura delle scuole e delle attività non essenziali.

Essendo commercialmente molto legato alla Cina, Singapore ha registrato le prime infezioni a seguito di questi contatti ma ha subito riconosciuto la malattia come molto più pericolosa di una comune influenza, attuando subito una strategia repressiva (anche perché precedenti coronavirus avevano provocato in passato brutte esperienze, tra cui la terribile SARS nel 2003).

Quarantene obbligatorie e controlli molto severi hanno di fatto impedito il diffondersi del virus, che nel Paese aveva creato circa 1000 casi e appena 6 morti. Sistema di controllo che non ha spaventato i cittadini d’altronde, abituati ad un Paese dove la sfera privata è generalmente monitorata dal Governo, una Repubblica parlamentare divenuta indipendente nel 1965 e che conta 6 milioni di abitanti.

Come in Corea, l’amministrazione centrale ha sviluppato in particolare un’app per i cittadini da scaricare sul telefono cellulare che permette il collegamento via Bluetooth con i telefoni cellulari delle persone vicine e che registra dati archiviati da agenzie governative.

Quando un qualsiasi cittadino risultava positivo al SARS-CoV-2, tutti coloro che erano stati in contatto con lui o lei venivano informati e sottoposti allo screening. Con tali misure il Paese ha di fatto fermato l’epidemia. Ma questo è un virus che insiste ed è ormai in tutto il mondo.

Cittadini provenienti da Europa, Stati Uniti o Indonesia hanno infatti probabilmente rialzato il tasso di infezioni (75 solo sabato scorso), ma nella giornata di oggi 14 aprile centinaia di casi risultano del tutto domestici, evidenziando la presenza di nuovi focolai. La battaglia, quindi, riprende e le scuole così come le attività non essenziali resteranno chiuse fino al 4 maggio.

Nel corso di una conferenza stampa, il ministro della Sanità Gan Kim Yong ha affermato che, in linea di massima, i Singaporiani stanno prendendo sul serio le misure contenitive, ma anche che il Paese non può distrarsi.

“Rimaniamo in una situazione critica, il numero di casi è aumentato” ha spiegato Gan, che co-presiede la task force multi-ministero istituita per gestire la situazione COVID-19.

Già nella giornata di oggi il Ministero è stato in grado di costruire una mappa di cluster infettivi, ricollegando le nuove infezioni alle precedenti. I possibili contagiati sono stati già suddivisi in due categorie: quelli ad alto rischio, obbligati alla quarantena di 14 giorni, e quelli a basso rischio, che comunque saranno costantemente monitorati e riceveranno telefonate giornaliere con l’obiettivo di conoscere il loro stato di salute.

Efficientissimo sistema che però non è riuscito a fermare questa terribile epidemia, pur tenendola sotto controllo, e che rappresenta un monito per tutto il mondo: non si può abbassare la guardia, almeno finchè non ci sarà una strategia preventiva efficace (vaccino sicuro) o al limite una cura da somministrare che blocchi il decorso prima che si manifestino le conseguenze più letali.

Fonti di riferimento: Channel New Asia / Ministero della Salute di Singapore

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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