“Grazie” al Coronavirus, l’Italia si sveglia e scopre l’importanza della ricerca… e delle donne

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Da un lato, c’è l’orgoglio tutto italiano di essere riusciti a isolare il temuto coronavirus, dall’altro c’è il fenomeno, anche questo tutto italiano, secondo cui nel Belpaese, i ricercatori guadagnano poco, hanno contratti precari e sono penalizzati rispetto ai colleghi europei.

Le protagoniste dell’impresa allo Spallanzani di Roma sono donne, tre ricercatrici italiane. A dirigere il laboratorio c’è Maria Rosaria Capobianchi, 67 anni laureata in Scienze biologiche e specializzata in microbiologia, poi c’è Concetta  Castilletti, responsabile della Unità dei virus emergenti, specializzata in microbiologia e virologia e infine, Francesca Colavita, giovane ricercatrice con già importanti esperienze in Sierra Leone durante l’emergenza Ebola.

E proprio la storia di questa ricercatrice e il suo stipendio, poco più di 16mila euro all’anno, circa 1300 euro al mese, aprono uno spaccato sul mondo della ricerca in Italia dove da anni, si parla di contratti precari e penalizzazione rispetto ai colleghi europei.

Colavita lavora allo Spallanzani da sei anni, da quando quindi ne aveva 24. Molisana e precaria con un contratto annuale, ma ex cococo. Il dato di fatto è che i ricercatori italiani sono sottopagati, ad esempio i colleghi olandesi guadagnano cinque volte di più.

Da anni, la categoria denuncia la disparità, piccoli passi avanti sono stati fatti, ma la strada rimane tutta in salita, come spiega la stessa Colavita che pur non avvertendo disparità di genere, è convinta che il nostro Paese debba dare più dignità alla ricerca.

Dopo la grandiosa scoperta, la ricercatrice di Campobasso sarà stabilizzata, una grandissima notizia che però dovrebbe rappresentare una prassi, non un evento eccezionale. Secondo dati Istat, questa situazione spinge verso un esodo forzato: il 18,8% – quasi uno su cinque – dei ricercatori italiani vive e lavora all’estero perché qui non si è in grado di offrire impiego stabile e stipendio dignitoso. Per questo il Belpaese, sforna talenti ma, è uno dei paesi sviluppati con il minor numero di ricercatori al mondo. Solo Cile, Turchia e Polonia registrano un dato inferiore a quello italiano.

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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