Coronavirus, no panic! Il vademecum per sopravvivere all’isteria (senza minimizzare)

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Abbiamo passato un week end da incubo. Peggio della peggiore filmografia americana sul tema, c’erano solo Burioni e la Gismondo che se le dicevano di santa ragione. Il resto è tutta storia che sappiamo. O almeno supponiamo di sapere. Il Coronavirus fa paura perché il Coronavirus è qualcosa che in effetti non conosciamo, o meglio: è qualcosa che si è palesato all’improvviso scomodandoci dalle nostre tavole imbandite di una qualsiasi domenica di febbraio.

Il fatto è che è qualcosa, il Covid-19, che ci scuote le spalle e ci risveglia da un torpore perenne: ops, ma siamo vivi e vulnerabili! E già. Italiani, vivi e vulnerabili, ci siamo giocati la carta della prevenzione in quattro e quattr’otto, che manco Bartali al Tour de France era stato così veloce. Ci siamo giocati i familiari, i nonnini al bar, le partite al calcetto, abbiamo svuotato strade, supermercati e portafogli in meno di 36 ore, come se prima non avessimo potuto fare qualcosa per evitare tutto questo.

Tutto, ma proprio tutto legato da un sottile file rouge: il Coronavirus ci spaventa perché si è amplificata in men che non si dica la percezione del rischio. E ora più che mai ci sentiamo indifesi. Ma è giusto così? Sì, ahinoi, è l’essere umano signori cari, e per quanto ci si voglia ragionare su, se un pericolo o un chicchessia ti bussa alla porta un po’ nei pantaloni te la fai.

Fanno bene gli esperti a voler moderare i toni (se ci riescono tra loro), fanno male coloro che si improvvisano tuttologi a dire la propria sui social senza verificare una fonte o gettare una bomba d’allarmismo generale.

Ognuno si documenti nel migliore nei modi, senza dar credito a voci di corridoio e magari bannando, perché no, qualche gruppo whatsApp che male non fa… È  questa la prima regola per non arrivare al panico.

Certo è che chi si trova in quarantena ora, chi è andato al supermercato e non ha trovato nulla, chi in quelle regioni del Nord non può mandare i figli a scuola o alle gite, ha tutte le ragioni per essere preoccupato. Non è eccesso di irrazionalità, è logica; non è eccesso di angoscia, è la natura stessa dell’uomo che dinanzi a un rischio dalla natura (ancora) incomprensibile si sente di primo acchito senza nemmeno uno strumento per combattere.

E invece un mezzo c’è e, ve lo assicuriamo, non lo diciamo tanto per dire né vogliamo parlare con leggerezza: seguire il decalogo del Ministero della Salute come àncora di salvezza per sentirsi più sicuri, ascoltare il proprio medico e i consigli degli esperti (solo di quelli).

Perché ci sentiamo così vulnerabili? L’effetto della rana bollita

rana

©Sascha Burkard/Shutterstock

A volte la complessità di ciò che ci accade si rivela più semplice di quanto potessimo arrivare a pensare. Ci sono delle metafore che riescono a sintetizzare tutto alla perfezione. È il caso  della “rana bollita”. Immaginate una pentola contenente acqua fredda in cui nuota una rana. Sotto la pentola il fuoco è acceso, per cui l’acqua si riscalda pian piano, diventando tiepida. La rana la trova abbastanza gradevole e continua a nuotare senza pensieri. Ma quando la temperatura sale e l’acqua è decisamente più calda, la rana comincia a non essere più a suo agio e a spaventarsi. Vorrebbe uscire dalla pentola, ma non ha più la forza per farlo, l’acqua bolle!  È ferma e inerme, la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce bollita.

Se la rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un colpo di zampa percependo immediatamente il pericolo e sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.

Il Coronavirus è meno letale di quanto si temeva

Cosa significa? Che probabilmente le istituzioni e noi tutti non volevamo credere sin nel profondo che questo virus ci avrebbe toccato molto da vicino prima o poi. Non siamo stati in grado, cioè, di prevederlo con sufficiente anticipo o logica matematica, anche se la virologa Ilaria Capua fa sapere dalle pagine di Fanpage.it che il virus in Italia sta circolando da settimane, se non da mesi. A nostra insaputa. È per questo che, dall’oggi al domani abbiamo così paura. Stesso motivo per cui, probabilmente, l’Italia è ad oggi il terzo paese al mondo (superando anche il Giappone) per numero di contagi da Coronavirus. Sono più di 150 i casi confermati dal commissario italiano alla Protezione Civile Angelo Borrelli e 4 i morti. Secondo i dati della Johns Hopkins University,  la Cina con quasi 77 mila casi, resta il paese più colpito, seguito dalla Corea del Sud, con 602.

Cosa fare allora?

Niente isterie collettive. Le gite sono annullate? Per forza di cose. Gli eventi posticipati e il Duomo chiuso? Amen. Quello che ci serve sapere è soltanto il parere dell’esperto e ciò che detta il Ministero della Salute.

Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto con le goccioline del respiro delle persone infette, ad esempio quando starnutiscono o tossiscono o si soffiano il naso. È importante perciò applicare le normali misure di igiene come starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l’uso e lavare le mani frequentemente.

Come buona norma detta, infatti, ci si deve lavare le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcool (concentrazione di alcool di almeno il 60%).

Quanto alla sopravvivenza del virus sulle superfici, secondo le informazioni del Ministero, l’uso di semplici disinfettanti è in grado di ucciderlo annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina).

Il virus si trasmette per via alimentare? Normalmente le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto tra alimenti crudi e cotti.

E le mascherine? L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di indossare una mascherina solo se sospetti di aver contratto il nuovo Coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti o se ti prendi cura di una persona con sospetta infezione da nuovo Coronavirus (viaggio recente in Cina e sintomi respiratori). L’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è utile indossare più mascherine sovrapposte.

Rimandiamo per un’informazione più completa al sito del Ministero della Salute (link tra le fonti).

E se i virologi si fanno la guerra tra loro?

Beh, c’è da stare sereni anche su quel fronte. Le poche semplici regole ci bastino a vivere questa emergenza nella maniera più razionale possibile, il resto non ci compete.

La querelle tra il virologo Burioni e Maria Rita Gismondo, direttore del laboratorio dell’ospedale Sacco di Milano lascia il tempo che trova, soprattutto alla luce degli ultimi accadimenti. Nelle scorse ore, la Gismondo aveva sentenziato in un post che si sarebbe “scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale […] Questa follia farà molto male, soprattutto dal punto di vista economico”. A lei aveva risposto subito Roberto Burioni: “Attenzione a chi, superficialmente, dà informazioni completamente sbagliate. Leggete i numeri”, aveva avvertito, aggiungendo: “Mai allarmismi, ma neanche si possono trattare i cittadini come bambini di 5 anni. Qualcuno, da tempo, ripete una scemenza di dimensioni gigantesche: la malattia causata dal Coronavirus sarebbe poco più di un’influenza. Ebbene, questo purtroppo non è vero”.

Un battibecco che ha tenuto banco tutta la giornata di ieri, tanto che alla fine Maria Rita Gismondo ha dovuto cancellare il suo post, ritenendosi “stanca e disgustata”. Come sempre, il mondo dei social non risparmia nessuno e gli odiatori da tastiera sono sempre pronti a puntare il dito non si fanno attendere.

Mentre il numero dei contagi da Coronavirus continua a salire in Italia, su un punto in ogni caso i virologi sembrano essere d’accordo: si tratta di una sindrome influenzale, influenzale perché questa infezione provoca nella stragrande maggioranza dei casi sintomi molto lievi e solo in pochi casi provoca effetti gravi.

Quali? Il virus colpisce in forma grave soprattutto persone anziane e ha effetti letali quasi esclusivamente per soggetti con salute già compromessa per altre patologie (tumori, diabete, disturbi cardiovascolari, obesità).

Ciò detto, nell’epidemia in atto il numero di infezioni tra i bambini e i ragazzi è di gran lunga inferiore rispetto a quanto avviene in altri contesti epidemici.

Perché bisogna prendere il Coronavirus sul serio

Ci sono diverse ragioni che inducono a considerare l’epidemia del nuovo Coronavirus come un’emergenza sanitaria internazionale (non però una pandemia) da prendere sul serio.

La prima è che si tratta di una nuova malattia alla quale siamo tutti potenzialmente esposti, senza anticorpi specifici e senza poter ancora beneficiare di vaccini per prevenirla o di farmaci per curarla.

Qualcuno ha obiettato che il Cov-19 ha sintomi simili a quelli della comune influenza, che colpisce ogni anno circa un italiano su dieci (5,6 milioni i casi quest’anno), provocando in una parte della popolazione colpita complicanze classificate come gravi (157 finora in questa stagione), che possono condurre alla morte (30 decessi in questa stagione). Ma per approfondimenti possiamo solo rimandare al sistema Flu-News sulla sorveglianza dell’influenza in Italia (link sotto).

Ciò non vuol dire che qualcuno abbia intenzione di prendere sottogamba il Coronavirus, ma, come dice Ilaria Capua su Fanpage: “Tanto più cresce il numero delle persone infette – o meglio: tanto più scopriamo casi pregressi e passati inosservati – tanto meglio è. Perché vuol dire che il numero degli infetti è maggiore di quanto pensavamo. E il potenziale letale del virus, molto minore”.

Non si vuole minimizzare, né stravolgere il concetto di rischio. Quello che è certo è che dobbiamo stare tutti attenti a  seguire le raccomandazioni e le regole di di base del vivere comune. Senza isterismi di piazza.

Fonti: Ministero della Salute / Unicef / Fanpage.it intervista a Ilaria Capua / Flu-News sulla sorveglianza dell’influenza in Italia

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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