Le persone guarite dal coronavirus sono contagiose fino a 15 giorni dopo, dice l’OMS

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Restare a casa, certo, è una regola ferrea che vale per tutti, ma anche le persone che sono già state contagiate dal coronavirus possono ancora infettare, anche dopo che non hanno più sintomi: è per questo che le misure di protezione dovrebbero continuare per almeno altre due settimane dopo la scomparsa della malattia da Covid-19.

È la raccomandazione che arriva da Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che in una conferenza stampa a Ginevra ha sottolineato che anche dopo essere guariti l’importante è non ricevere ancora visite o avere contatti di ogni sorta.

Nel suo discorso,  Ghebreyesus afferma inoltre che ci sono “più casi e decessi nel resto del mondo che in Cina”, una sottile speranza per noi che in questo momento siamo nel picco dei contagi e, se da un lato abbiamo avuto una veloce escalation delle misure di distanziamento sociale – ma qui in Italia c’è ancora da fare – tra cui la chiusura delle scuole e la cancellazione di eventi sportivi e altri incontri, dall’altro non si è ancora registrata un’altrettanto urgente escalation nei test, nell’isolamento e nel tracciamento dei contatti, che pare sia “il pilastro della risposta a Covid-19”.

Le misure di allontanamento sociale possono aiutare a ridurre la trasmissione e consentire ai sistemi sanitari di farvi fronte.

Il lavaggio costante delle mani e tossire o starnutire nel gomito possono ridurre il rischio per se stessi e per gli altri. “Ma da soli, non sono abbastanza per estinguere questa pandemia. È la combinazione che fa la differenza”, afferma il direttore generale dell’Oms, nella totale convinzione che il modo più efficace per prevenire le infezioni e salvare vite umane è spezzare le catene della trasmissione. E per farlo, se deve testare e isolare.

Non puoi combattere un fuoco con gli occhi bendati. E non possiamo fermare questa pandemia se non sappiamo chi è infetto”.

Tedros Adhanom Ghebreyesus

©AFP

Abbiamo un semplice messaggio per tutti i paesi: test, test, test – continua Ghebreyesus. E, se risultano positivi, isolali e scoprire con chi sono stati in stretto contatto fino a 2 giorni prima che sviluppassero i sintomi”.

Per questo l’Oms ha spedito quasi 1,5 milioni di test in 120 Paesi e consiglia di isolare tutti i casi confermati, anche lievi, nelle strutture sanitarie, per impedire la trasmissione e fornire cure adeguate. Ovviamente laddove possibile. In molte realtà, tenere anche i casi lievi in ospedale risulta praticamente impossibile, pertanto, dovranno per forza di cose essere seguite delle priorità.

Il coronavirus non risparmia nessuno

Non perde tempo, inoltre, Tedros Adhanom Ghebreyesus, a sottolineare che le prove scientifiche suggeriscono che le persone con più di 60 anni sono a maggior rischio, ma ciò non esclude che anche i giovani, compresi i bambini, siano in pericolo.

Finora abbiamo visto epidemie in Paesi con sistemi sanitari avanzati. Ma anche loro hanno faticato a trovare soluzioni rapide. E non solo: “mentre il virus si trasferisce in paesi a basso reddito, siamo profondamente preoccupati per l’impatto che potrebbe avere tra le popolazioni con alta prevalenza di HIV o tra i bambini malnutriti”.

Ecco perché l’Oms chiede a tutti i Paesi e tutti gli individui di fare tutto il possibile per interrompere la trasmissione.

Ribadiamolo ancora una volta: lavarsi le mani aiuterà a ridurre il rischio di infezione, ma è anche un atto di grande solidarietà. Fatelo per voi stessi, fatelo per gli altri.

Fonte: WHO

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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