No, il coronavirus non è nato in un laboratorio. Lo studio che conferma la sua evoluzione naturale

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Un nuovo studio ha dato il colpo di grazia a una delle prime teorie sul coronavirus, quella secondo cui tutto sarebbe cominciato in un laboratorio biologico a Wuhan. Ebbene, l’analisi pubblica dei dati della sequenza del genoma da SARS-CoV-2 non ha trovato prove del fatto che il virus fosse stato progettato.

Secondo lo studio “The proximal origin of Sars-Cov-2”  pubblicato su Nature Medicine, infatti, il coronavirus legato alla pandemia Covid-19 altro non è che il prodotto dell’evoluzione naturale.

Non è mai stata trovata alcuna prova a sostegno dell’idea che il virus fosse nato in un laboratorio. Anzi, si sa bene oramai che quelli dei coronavirus sono una famiglia di virus che possono provocare malattie che variano di molto per gravità e resistenza. La prima malattia nota causata da un coronavirus era collegata all’epidemia di sindrome respiratoria acuta grave (Sars) del 2003 in Cina, mentre un secondo focolaio di malattia grave è iniziato nel 2012 in Arabia Saudita con la sindrome respiratoria del Medio Oriente (Mers).

Ora, poco dopo l’inizio di questa pandemia, gli scienziati cinesi hanno sequenziato il genoma della SARS-CoV-2 e reso disponibili i dati ai ricercatori di tutto il mondo. Da allora, i genetisti hanno tenuto d’occhio l’agente patogeno attraverso il progetto aperto Next Strain e non ci sono prove che suggeriscano un’evoluzione innaturale.

Nessuno, insomma, ha trovato prove di manipolazione.

Confrontando i dati disponibili sulla sequenza del genoma per ceppi di coronavirus noti, possiamo stabilire con certezza che la SARS-CoV-2 ha avuto origine attraverso processi naturali”, ha affermato a ZME Science Kristian Andersen, PhD, professore associato di immunologia e microbiologia presso Scripps Research e autore della ricerca.

Andersen e colleghi hanno analizzato il modello genetico del virus, osservando le proteine ​​dei picchi: le “armature” esterne che il virus che utilizza per agganciare e penetrare le pareti esterne delle cellule umane e animali. Nella fattispecie, si sono concentrati su due caratteristiche della proteina spike: il receptor-binding domain (RBD), una specie di uncino che si aggrappa alle cellule ospiti e il sito di scissione, una sorta di apriscatole molecolare che consente al virus di aprire le cellule ospiti e penetrarvi dentro.

Gli scienziati hanno scoperto che “la porzione di RBD del picco delle proteine Ars-Cov-2 si era evoluta per colpire efficacemente una caratteristica molecolare all’esterno delle cellule umane chiamata ACE2, un recettore coinvolto nella regolazione della pressione sanguigna”. Infatti, la proteina del picco Sars-Cov-2 è così efficace nel legarsi alle cellule umane che gli scienziati hanno concluso che “è il risultato della selezione naturale e non il prodotto dell’ingegneria genetica”.

Un’evidenza dell’evoluzione naturale è stata confermata dai dati sulla struttura molecolare complessiva del Sars-Cov-2.  Secondo gli scienziati, “se qualcuno avesse cercato di ingegnerizzare un nuovo coronavirus come patogeno, lo avrebbe costruito dalla struttura portante di un virus noto per causare malattie”.

Ma in realtà la struttura portante del Sars-Cov-2 differiva da quella dei coronavirus già noti e assomigliava per lo più a “virus correlati trovati nei pipistrelli e nei pangolini”. Andersen aggiunge: “Queste due caratteristiche del virus, le mutazioni nella porzione RBD della proteina spike e la sua distinta struttura portante, escludono la manipolazione di laboratorio come una potenziale origine per Sars-Cov-2”.

La struttura generale del virus suggerisce in definitiva che si è evoluto naturalmente e si spera, concludono gli scienziati, che questo ponga fine alle speculazioni sull’origine del virus.

Fonte: Nature Medicine / ZME Science

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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