Coronavirus, gli scienziati confermano: le misure più drastiche sono le migliori

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La maggior parte dei contagi da coronavirus si diffonde attraverso persone che ancora non mostrano i sintomi tipici. È per questo che isolarsi rimane l’unico metodo efficace per evitare l’ulteriore dilagare dei contagi.

È il sunto di una ricerca ancora preliminare, ma che tenta di suggerire il motivo per cui il nuovo virus si diffonde così facilmente: molte persone possono essere già contagiose quando mostrano solo sintomi lievi, simili al freddo, o addirittura nessun sintomo.

Lo studio, condotto da scienziati a Berlino e Monaco, è uno dei primi fuori dalla Cina a esaminare i dati clinici di pazienti a cui è stato diagnosticato il Covid-19, la malattia causata dal coronavirus, e uno dei primi a provare a mappare quando le persone infette dal virus possono infettare gli altri.

I ricercatori hanno attinto ai dati relativi alle epidemie di Singapore e Tianjin per elaborare l’ “intervallo di generazione” per Covid-19. L’intervallo di generazione è il tempo che intercorre dal momento in cui una persona infettata e ne infetta un’altra. Il dato è prezioso per stimare la velocità con cui si manifesterà un focolaio.

L’intervallo di generazione medio è stato di 5,2 giorni nel cluster di Singapore e di 3,95 giorni nel cluster cinese. Gli scienziati hanno continuato a calcolare quale percentuale di infezioni si era probabilmente diffusa da persone che stavano ancora incubando il virus e non avevano ancora sviluppato sintomi.

Ci sono incertezze nelle cifre perché i ricercatori non hanno ancora informazioni precise su chi ha infettato chi nei due gruppi di malattie. Ma anche le stime più basse mostrano che c’era una sostanziale trasmissione di coronavirus da persone che non si erano ancora ammalate.

E non solo, questi dati, seppur pochi, confermano che rimanere isolati è probabilmente l’unico mezzo che abbiamo per combattere i contagi e inoltre sono confermati da un altro importante studio misure radicali di chiusure totali hanno frenato la diffusione dell’infezione al di fuori della Cina continentale dell’80%.

Secondo la ricerca pubblicata su Science, quando le restrizioni sui viaggi furono imposte a Wuhan, un gran numero di persone esposte al virus avevano già viaggiato a livello internazionale, diffondendo il virus che causa COVID-19 ad altre città della Cina continentale. Tuttavia, le restrizioni proprio sui viaggi hanno poi ritardato la diffusione domestica dell’infezione di 3-5 giorni: le “importazioni” di casi di coronavirus sono diminuite del 77% circa dopo l’arresto dei voli internazionali da e verso la Cina.

Ad oggi, 12 marzo, ci sono oltre 127mila casi confermati globali di COVID-19 in oltre 110 paesi, che hanno provocato 4.718 decessi. Dopo la Cina continentale, l’Italia è il paese più colpito con oltre 12mila casi, seguito da Iran e Corea del Sud.

Gli autori dello studio concludono che, sebbene le restrizioni di viaggio siano importanti per frenare i contagi, ora che si parla di pandemia, tali restrizioni devono necessariamente correlarsi ad altre misure: in futuro, concludono i ricercatori, i maggiori benefici della mitigazione della pandemia di COVID-19 in ciascun paese verranno dai cambiamenti comportamentali (lavaggi frequenti delle mani  autoisolamento in primis) e da un sano intervento di sanità pubblica. Insieme alle restrizioni di viaggio, queste misure potranno comportare una riduzione del 25% o del 50% della velocità di trasmissione.

Fonti: medRxiv / Science

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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