Coronavirus: il Portogallo sorprende l’Europa riuscendo a tenere a bada i contagi

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Previsioni sanitarie ad hoc, piani di controllo tempestivi, una serrata unione politica: se il Portogallo – in tempi non sospetti – si autonominò la “Svezia meridionale” riferendosi ai suoi successi diplomatici, oggi questa definizione potrebbe tornare tremendamente attuale. Il Portogallo affronta la pandemia con differenze abissali rispetto alla vicinissima Spagna. E sorprende l’Europa.

La catena di successi del governo di Antonio Costa nella gestione della pandemia contrasta di fatto con la successione di errori di parecchi esecutivi in ordine sparso, a partire – come si legge dalle pagine del quotidiano iberico ABC – da quello dello spagnolo Pedro Sánchez. Ma probabilmente non solo per quello.

Il 2 marzo furono scoperti in Portogallo i primi due positivi: 40 giorni dopo si contano appena 16mila casi e 535 morti. Al momento, insomma, i dati portoghesi sono molto più incoraggianti di quelli di Francia, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Svizzera messi insieme, da sempre considerati Paesi top per la presunta efficacia, disciplina e razionalità.

Tutti i Paesi applicano le stesse misure, ma abbiamo avuto più tempo per prepararle”, afferma in prima battuta a El Pais lo pneumologo Filipe Froes.

Ma solo questo? Torniamo leggermente indietro nel tempo.

Il 13 marzo, il Primo Ministro António Costa decretò lo stato di allerta e la chiusura delle scuole. Lo fece contemporaneamente alla Spagna, forse perché consapevole della fragilità del sistema sanitario nazionale, e con la differenza che in Spagna si contavano già 6mila infezioni e 132 morti e in Portogallo solo 112 positivi (e nessuno fatale).

Lo stesso giorno, fu rilevato il primo caso di contagio locale, un’informazione chiave per rallentare la diffusione del virus, secondo l’epidemiologa Inês Fronteira.

Dal primo caso importato al primo tra i portoghesi trascorsero 11 giorni, a differenza dell’Italia e della Spagna che hanno impiegato rispettivamente 23 e 28 giorni per individuarli e lo studio della Nova Università di Lisbona indica che la riproduzione del virus in Portogallo nei primi 25 giorni dell’epidemia è stata effettivamente la più bassa in Europa, persino inferiore alle cifre relative a Corea del Sud e Cina.

I contagi e le misure

Gli ospedali portoghesi sono lungi dall’essere saturi e quelli da campo non sono nemmeno stati approntati del tutto. In più c’è da dire che l’epidemia è concentrata a Lisbona e nella regione di Porto, con il 90% dei casi. All’estremo opposto, la regione dell’Alentejo conta solo lo 0,5% di positivi: con il 33% della superficie del paese continentale, in questa regione risiedono a malapena 23 abitanti per chilometro quadrato, come in Svezia. E di fatto, “la densità della popolazione è un fattore fondamentale in un”espansione epidemiologica”, chiarisce la demografa María Filomena Mendes, dell’Università di Évora.

I 1.214 chilometri di confine tra Portogallo e Spagna sembrano insomma quasi essere diventati una sorta di “firewall” per il coronavirus, con un numero di morti di gran lunga differenti in termini proporzionali: a venerdì 10 aprile si contavano 15.843 decessi in Spagna e 435 in Portogallo.

A tutto ciò ci sono da aggiungere almeno tre punti:

  • il confine terrestre del Portogallo è solo con la Spagna, il che facilita il controllo degli ingressi e delle uscite
  • drastiche misure di contenimento sono state applicate anche con una bassissima incidenza della pandemia (pur tuttavia qui aziende e negozi rimangono aperti, ad eccezione di bar e ristoranti)
  • il governo non ha peccato di negligenze

Quanto a questo aspetto, infatti, se non ci sono prove che una unità istituzionale abbia la capacità di curare le epidemie, è quanto mai vero e scontato che le risse politiche incoraggiano disordini sociali.

Il coronavirus, lungi dal rompere istituzioni e partiti, li ha avvicinati. Il presidente, Rebelo de Sousa (PSD), e il primo ministro, Costa (PS), si completano a vicenda e, pubblicamente, ingoiano le loro divergenze”, si legge su El Pais.

I rotocalchi iberici raccontano di un popolo piuttosto composto, unito ed educato, mentre tutti fanno la propria parte. Il Portogallo, insomma, pare stia facendo meglio di molti altri Paesi, sebbene la situazione non sia ideale nemmeno da queste parti. Mancano più test, mascherine, gel disinfettanti e piani per le case di cura, come riconosce e conclude lo pneumologo Froes. Ma è già tanto che la curva dei contagi rimanga sostanzialmente bassa.

Fonti: El Pais / ABC

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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