Coronavirus, il dietrofront di Johnson che mette da parte l’immunità di gregge e chiude tutto in Gran Bretagna

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Anche il Regno Unito segue il modello Italia. Johnson cambia passo e chiude tutto, invitando a uscire solo per casi di reale necessità nel tentativo di contrastare la diffusione del coronavirus.

La paura comincia a diffondersi anche in Gran Bretagna. Inizialmente, il primo ministro inglese aveva volutamente scelto di non attuare alcuna misura restrittiva, lasciando che il virus facesse il suo corso.

Il suo discorso aveva fatto discutere: Johnson infatti aveva avvisato il popolo britannico che avrebbe dovuto prepararsi alla perdita prematura dei propri familiari. Ma i numeri iniziano a far paura a tutti, da qui la decisione di imitare l’Italia e predisporre l’ormai famoso lockdown, il blocco delle attività per almeno tre settimane.

Anche prima del blocco di Johnson, alcune istituzioni avevano comunque iniziato a chiudere volontariamente i battenti senza attendere ordini tardivi. Il National Trust aveva chiuso parchi e giardini in tutto il paese. Chiuse anche le aree gioco per bambini.

Cosa prevede il lockdown in Gran Bretagna

Lo stop prevede di uscire solo per reali necessità, come fare la spesa ma il più raramente possibile, fare esercizio fisico ma solo una volta al giorno, per esigenze mediche o di assistenza, ad esempio per aiutare una persona vulnerabile e infine per raggiungere il luogo di lavoro, solo se non si può fare smart working.

È assolutamente vietato incontrare amici, fare acquisti per qualsiasi cosa al di là dell’essenziale e radunarsi in gruppo. Misure simili a quelle italiane ma che non prevedono ancora il blocco totale delle attività.

 

La polizia potrà sciogliere gli assembramenti e multare chi non segue le indicazioni. Chiusi anche i negozi che non vendono beni di prima necessità. Come in Italia, saranno aperte le farmacie, i negozi di alimentari, le stazioni di servizio, i negozi di ferramenta e affini, quelli per i prodotti per gli animali domestici, gli uffici postali, le banche e le edicole. Fermati anche tutti gli eventi sociali, inclusi battesimi e matrimoni, ma si potranno ancora celebrare i funerali. Inoltre si dovrà mantenere la distanza di due metri dalle altre persone.

“In questa lotta, non possiamo avere dubbi sul fatto che ognuno di noi sia direttamente arruolato. Ognuno di noi è ora obbligato a unirsi. Per fermare la diffusione di questa malattia. Per proteggere il nostro SSN e salvare molte migliaia di vite. E so che, come ha fatto in passato tante volte, la gente di questo paese risponderà a questa sfida. E la supererà più forte che mai” sono state le parole di Johnson, all’annuncio delle nuove restrizioni.

L’epidemia in Gran Bretagna

Al momento in Gran Bretagna i contagiati sono 6650, i morti 335 e le persone ricoverate 135. Un’analisi condotta dagli scienziati dell’University College di Londra e dell’Università di Cambridge, ancor prima della decisione di fermare le attività, aveva scoperto che il regime volontario di chiusura, senza alcuna restrizione da parte del governo, avrebbe potuto provocare da 35.000 a 70.000.

“Un prezzo inaccettabilmente alto da pagare per consentire alle persone di scegliere se fare o meno la cosa giusta” sostiene il Guardian.

Una decisione condivisa anche dall’opinione pubblica. Lo stesso Guardian loda l’esempio italiano, sostenendo che

“il blocco ha portato chiarezza e, soprattutto, rispetto” delle regole.

E oggi, seppur con cautela, si assiste a un primo calo del numero dei contagi.

In Gran Bretagna è ancora presto per fare previsioni, visto che il paese è due settimane indietro rispetto all’Italia. Se da noi quella appena iniziata sarà una settimana cruciale, nel Regno Unito il peggio deve ancora arrivare. Imporre delle restrizioni oggi è l’unico modo efficace per rallentare il contagio.

Fonti di riferimento: Guardian, Universiy College of London, Gov.uk

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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