Il coronavirus resta nelle feci anche con tampone negativo. Lo studio

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Era prevedibile ed infatti sembra confermato: il coronavirus SARS-CoV-2 resta nelle feci, anche per due settimane dopo il primo tampone positivo e nonostante il secondo negativo. Lo studio, condotto dall’Altamedica Medical Center di Roma, suggerisce come una particolare attenzione igienica dovrebbe essere mantenuta anche da chi risulta guarito dall’infezione. Un elemento in più per arginare la pandemia.

I ricercatori hanno condotto un’indagine su 15 persone con tampone naso-faringeo positivo rivelando che, mentre il virus presente nel tratto respiratorio tende a scomparire piuttosto presto, nel 73% dei casi questo permane nelle feci a distanza di due settimane dal primo tampone positivo dopo il secondo negativo; nel 40% dei soggetti, inoltre, il virus è stato riscontrato nelle feci fino a 40 giorni dopo.

15 persone sono in effetti un numero ancora molto basso per poter avere la certezza, ma era già noto che in diversi pazienti non ci fossero solo sintomi respiratori ma anche gastro-intestinali, il che suggeriva come l’agente patogeno si replicasse anche nell’apparato digerente. Inoltre tracce del virus erano state trovate nelle acque reflue di alcune città.

Il puzzle sembra dunque comporsi in modo coerente.

“Infezioni come queste sono definite a trasmissione oro-fecale: il virus alberga nella bocca e nell’intestino e il contagio avviene attraverso entrambe le vie, sebbene quella fecale sia stata ampiamente sottovalutata – spiega ad Adnkronos Claudio Giorlandino, direttore sanitario del Gruppo Altamedica e direttore generale dell’Italian College of Fetal Maternal Medicine – Inoltre, come è stato dimostrato, il virus perdura nell’intestino e si elimina nelle feci per diverse settimane dopo la scomparsa nel tampone”.

Ma quindi un soggetto teoricamente guarito in realtà è ancora infettivo?

Stando ai risultati e all’interpretazione data dagli esperti, in effetti i due tamponi negativi e la convalescenza non sono garanzia di assenza di contagiosità. Sarà in realtà sufficiente a quel punto un’attenzione particolare all’igiene personale ma – suggeriscono gli esperti – per prevenire nuovi contagi, i soggetti andrebbero sottoposti anche a tampone rettale.

“Pertanto i futuri sforzi per la prevenzione e il controllo del coronavirus devono tenere in considerazione il potenziale di diffusione mediata dalle feci di questo virus. […] Per ottenere il patentino di immunità completa a questo punto servirà una duplice condizione: presenza di anticorpi di classe G con attenuazione/ scomparsa degli anticorpi di classe M e assenza del virus nelle feci”, conclude Giornlandino.

Una notizia che, se confermata da studi più approfonditi, aggiunge un tassello in più sul complicato patchwork della conoscenza del virus, incrementando le possibilità di sconfiggere la pandemia.

Il lavoro comunque, proposto al ‘Journal of Virology‘, non è stato ancora pubblicato.

Fonti di riferimento: Adnkronos

Leggi anche:

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
Misura

“A Misura di verde”: al via il progetto che pianterà oltre 13mila alberi in Italia per combattere i cambiamenti climatici

Famas

Arriva la fibra di basalto per un isolamento performante

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Terranova integratori

Come rafforzare il sistema immunitario prima dell’inverno

Fairtrade

Le settimane Fairtrade del commercio equo e solidale: compra etico e scopri online l’impatto dei tuoi acquisti

Cristalfarma
Seguici su Instagram
seguici su Facebook