Coronavirus: basta fare gli spavaldi, anche i giovani si ammalano. Iss: “un positivo su 5 ha tra i 19 e i 50 anni”

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In merito al Coronavirus ancora è viva la convinzione che il Covid-19 colpisca praticamente solo le persone anziane. I giovani, quindi, rischiano di sentirsi “immortali” e anche autorizzati a fare la solita vita. In realtà, se è vero che aumentando l’età aumentano anche i potenziali rischi per la salute, è l’Iss stesso a precisare che un paziente su 5 positivo al coronavirus ha tra 19 e 50 anni.

I giovani pensano erroneamente di avere una sorta di immunità rispetto al Sars-CoV-2. Si sente infatti che sono soprattutto le persone sopra una certa età ad avere complicazioni gravi in seguito all’infezione, in particolare le persone sopra gli 80 anni o con patologie pregresse che rischiano più di altri la vita.

L’Iss in un comunicato stampa fa però una precisazione importante. Il 22% dei pazienti che hanno contratto il virus sono della fascia d’età 19-50 anni. Ecco perché tutti, proprio tutti, ora devono rispettare le regole stabilite dal governo e diffuse ormai in tutta Italia (il nostro paese è diventato nella sua interezza zona rossa) per contenere la diffusione del Coronavirus.

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Foto © ISS

Sono proprio i giovani, infatti, che più di altri questi giorni hanno fatto orecchie da mercante continuando la solita vita e quindi frequentando bar, ristoranti, locali, ecc. non rispettando le distanze di sicurezza e mettendo così a rischio l’incolumità di tutti, soprattutto delle fasce più deboli della popolazione.

Come ha sottolineato il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro:

“In questi giorni le cronache riportano molti esempi di violazioni delle raccomandazioni, soprattutto da parte dei giovani. Questi dati confermano come tutte le fasce di età contribuiscono alla propagazione dell’infezione, e purtroppo gli effetti peggiori colpiscono gli anziani fragili. Rinunciare a una festa o a un aperitivo con gli amici, non allontanarsi dall’area dove si vive e rinunciare a rientrare a casa è un dovere per tutelare la propria salute e quella degli altri, soprattutto i più fragili”.

Ricordiamo inoltre, senza fare allarmismi, che anche alcuni giovani si trovano in terapia intensiva a causa del Coronavirus.

Come ha dichiarato a La Repubblica Massimo Galli, direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Luigi Sacco di Milano:

“Ci sono anche giovani in rianimazione con problemi decisamente seri. Trentenni e anche più giovani. Pochi casi, ma ci sono”

Ricorderete sicuramente, ad esempio, il primo caso di contagio a Codogno, l’uomo di 38 anni finito in terapia intensiva e che solo recentemente ha iniziato di nuovo a respirare in autonomia.

In Lombardia l’8% dei ricoverati in rianimazione ha meno di 50 anni. Una percentuale bassa rispetto ad altre fasce d’età, certo, ma comunque non irrilevante.

Quello di restare a casa, dunque, è un sacrificio che si chiede a ciascuno per il bene di tutti! Uscire è consentito per fare la spesa, per motivi di lavoro o di salute (trovate tutte le indicazioni utili qui). Per il resto #restiamoacasa!

Fonti: Iss/ La Repubblica

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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