Restando a casa, stiamo proteggendo i nostri nonni. E funziona! Lo studio

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In Italia gli anziani, soggetti particolarmente vulnerabili, sono sempre con noi, per questo il Coronavirus sta devastando il nostro Paese. Ma il blocco inizia a dare i suoi frutti. Lo afferma uno studio dell’Università di Oxford ripreso e commentato dal Fabio Sabatini, economista dell’Università La Sapienza di Roma.

Il nostro Paese è tristemente primo per numero di contagi registrati negli ultimi 15 giorni, in quanto la Cina e gli altri Paesi del continente asiatico, travolti prima di noi, stanno ora in una fase discendente e noi siamo stati il primo Paese europeo ad essere colpito, con un primo focolaio nel Lodigiano (dove ora la situazione sembra migliorare) ed altri esplosi via via soprattutto nelle regioni del Nord.

Ma il dato preoccupante è negli effetti della malattia, che qui si sta mostrando più aggressiva rispetto ad altri Stati pur molto colpiti. Su questo è necessario fare una dovuta premessa: in Italia è molto alta la letalità, ovvero la percentuale di morti dovuti alla patologia rispetto al totale dei malati, un concetto diverso dalla mortalità, che invece è calcolata sulla base dell’intera popolazione e che per pura matematica è un numero più basso.

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©Università di Oxford/OSF Home

Il Coronavirus in generale ha una letalità che dipende molto dalla fascia di età colpita e che in Italia arriva al 17.5% per gli 80-90enni (mentre la media complessiva è intorno al 5.8%). Una percentuale preoccupante, forse sovrastimata perché è probabile non siamo a conoscenza del reale numero dei contagiati, ma comunque superiore a molti Paesi colpiti.

Abbiamo una popolazione con un’età media alta, è vero, ma non siamo l’unico Paese del mondo: molti altri del cosiddetto fronte sviluppato sono in questa situazione. Secondo l’Università di Oxford sta giocando a nostro svantaggio un complesso di abitudini sociali radicate, prima fra tutte la condivisione degli spazi e della vita quotidiana con i nostri anziani, spesso deputati alla cura dei nipoti come supporto ai figli che lavorano.

“È di vitale importanza che i governi diffondano regolarmente dati dettagliati sulle caratteristiche demografiche dei contagiati, dei casi critici e dei decessi – scrive Sabatini sulla sua pagina Facebook – per consentire ai ricercatori di stimare l’andamento dell’epidemia e capire quali interventi sono più urgenti”.

Ma il blocco servirà? Gli scienziati hanno già più volte ribadito l’importanza di misure drastiche, soprattutto per una patologia così imprevedibile, contagiosa e variabile (si va da casi asintomatici fino a rischio per la vita).

Da un confronto tra le curve della zona di Lodi dove il blocco è iniziato il 23 febbraio e quella di bergamo che ha iniziato l’8 marzo come tutto il resto del Paese, emerge un dato significativo: l’isolamento sociale funziona.

“Nel frattempo restiamo e resistiamo a casa – conclude Sabatini – Con gratitudine per i lavoratori in prima linea che ci consentono di lavorare nelle retrovie. Medici, infermieri, operatori sanitari di ogni tipo. Ma anche commessi, magazzinieri, rider, netturbini e tanti altri che non possono lavorare da casa. Ricordiamoci del loro ruolo quando l’emergenza sarà finita”.

Sì, perché al di là degli applausi che tutta l’Italia sta loro rivolgendo, ci sarà poi da fare molte riflessioni. Ma per ora possiamo aiutare loro e tutti coloro che amiamo, a partire dai più deboli, in un solo modo: restare a casa.

Fonti di riferimento: Università di Oxford/OSF Home / Fabio Sabatini/Facebook

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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