Coronavirus, a Vo’ non ci sono più malati dopo 53 giorni. Verso la fine dell’incubo

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Vo’, il paese che insieme a Codogno, ha fatto registrare i primi casi di coronavirus è fuori dall’incubo. Ben 53 giorni dopo la prima vittima, registrata proprio nella cittadina padovana, oggi non ci sono più malati.

A confermarlo è stato il sindaco della città che per due mesi è stata al centro del focolaio dei contagi. Il 21 febbraio scorso, Vo’ è balzata suo malgrado agli onori della cronaca per la prima vittima italiana da coronavirus. Un pensionato di 78 anni, Adriano Trevisan, è deceduto all’ospedale di Schiavonia. L’uomo aveva contratto l’infezione probabilmente giocando a carte in una locanda che si affaccia sulla piazzetta, a due passi dal municipio della città.

Da lì iniziò un’escalation di contagi che ha finalmente visto la fine a Vo’.  A confermarlo al Corriere del Veneto è stato il primo cittadino Giuliano Martini:

“Non ci sono più malati. L’ultimo ricoverato, un mio carissimo amico, è stato dimesso la scorsa settimana. Sono andato a trovarlo e ci ho parlato: lui alla finestra, io dalla strada. Mi ha detto che ora anche il suo tampone è negativo”.

Il direttore del dipartimento di Medicina molecolare dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, ha spiegato che degli 87 abitanti che hanno contratto il virus, tre sono deceduti e 75 sono guariti, ossia le ultime analisi effettuate hanno escluso la loro positività al Covid 19. Anche i restanti 9 sono tutti asintomatici: “Stanno solo aspettando di negativizzarsi” ha precisato.

“Il distanziamento è l’unica misura efficace”

Il sindaco, che di professione è farmacista, insieme alla sua comunità può tirare un piccolo sospiro di sollievo dopo ben 53 giorni di preoccupazioni e di distanziamento sociale. A suo avviso, solo l’aver adottato ancor prima degli altri paesi il distanziamento ha permesso di evitare la strage:

“Sono orgoglioso dei miei compaesani. Hanno rispettato le restrizioni rimanendo in casa anche quando, nei primi giorni, il resto d’Italia ancora poteva spostarsi liberamente. Il fatto che da giorni non ci siano nuovi contagi, è la dimostrazione che la distanza sociale è l’unica misura efficace. Le attività economiche sono quasi tutte ferme – conclude Martini – e neppure la vendita del vino, che è il principale motore di questo territorio, sembra voler ripartire. Ora che non ci sono più persone malate, la preoccupazione è per le ricadute sociali”.

L’allerta resta alta

Anche se a Vo’  il focolaio partito a febbraio è spento,  è ancora presto per abbassare la guardia. Sì, non ci sono più malati ma è fondamentale che non vi siano nuovi contagi, come ha spiegato Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di virologia e microbiologia dell’Università di Padova:

“È importante che in quel comune non ci sia più alcun sintomatico perché è la prova che il focolaio si può contenere, anche attraverso tamponi di massa. Ora, è evidente che non si può pensare di analizzare la saliva a tutti gli italiani però l’esperienza di Vo’ ci tornerà utile se, con la riapertura delle aziende, dovessero emergere nuovi contagi. Ora sappiamo come intervenire per mettere subito in sicurezza tutte le persone”

La situazione in Veneto

L’ultimo bollettino della Regione Veneto dà notizie di 144 nuovi casi che porta il numero dei positivi al Coronavirus a 14.432 dall’inizio dell’epidemia. Solo il cluster di Vo’ continua a segnare zero. Nella provincia di Padova, il numero totale di contagiati è pari a 3407.

Fonti di riferimento: Regione Veneto, Corriere del Veneto

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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