La Cina chiude Harbin: in lockdown la città di 10milioni di abitanti per arginare nuovo focolaio

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Un nuovo pericoloso focolaio avrebbe preso piede in Cina: qui, la città di Harbin, la cui intera area metropolitana conta più di10 milioni di abitanti, è stata messa nuovamente in lockdown per prevenire la diffusione del coronavirus. Si tratterebbe di contagi “importati” e già si polemizza sul presunto nuovo “paziente 0”.

L’ “untore” sarebbe, secondo il Daily Mail e  Global Times, una studentessa cinese rientrata da New York. Altre testate, invece, come UsNews o il Financial Times, incolpano pseudountori russi.

Fatto sta che, in questa immensa area metropolitana, capoluogo dell’Heilongjiang, la provincia più a nord del Paese, l’amministrazione ha imposto di nuovo il blocco totale a tutti i  residenti, limitando anche gli ingressi e le uscite dal territorio.

I funzionari hanno inoltre vietato le riunioni e ordinato alle comunità di monitorare da vicino i visitatori e i veicoli non locali nella città e hanno installato checkpoint all’aeroporto e alle stazioni ferroviarie.

Le due piste

La studentessa, che i tabloid cinesi chiamano col nome di fantasia “Han”, sarebbe tornata da New York il 19 marzo scorso. La traccia dei suoi contatti avrebbe rivelato che almeno 50 casi di COVID-19 sono a lei correlati, direttamente o indirettamente, comprese le infezioni secondarie in due ospedali.

Altri, come dicevamo, parlano di infetti importati dalla Russia, dati i collegamenti aerei e i lungo confine territoriali: in molti conferiscono l’aumento dei casi di contagio a cittadini cinesi di rientro da viaggi in Russia.

Le misure ad Harbin

In ogni caso qui, è cominciata di nuovo la famigerata catena delle infezioni a grappolo e il numero dei contagi è aumentato in maniera esponenziale in pochi giorni. Dopo una prima fase di scetticismo, in tutta la regione sono stati dunque istituiti posti di blocco per evitare che i residenti lascino le proprie città. Sono stati vietati assembramenti ed eventi di ogni tipo, compresi matrimoni e funerali, e le poche persone autorizzate a spostarsi hanno l’obbligo di indossare mascherina e di farsi misurare la temperatura.

E non solo: i residenti di Harbin sono tenuti a denunciare coloro che, rientrati dall’estero o da altre parti della Cina colpite dall’epidemia, non abbiano rispettato la quarantena imposta dalle normative. E, udite udite, per le denunce che risulteranno fondate è prevista una ricompensa di 3.000 yuan.

Infine, le farmacie locali devono registrare le informazioni personali dei clienti che acquistano medicinali per la febbre, sollievo dalla tosse o farmaci antivirali, inclusi carta d’identità, numeri di telefono e indirizzo, per poi riferire tutto alle autorità.

Fonte: Daily Mail / FT / US News / Global Times

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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