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Un team tutto italiano scopre una barriera chiave per ansia e depressione che protegge il cervello dalle infiammazioni intestinali

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Cervello e intestino sempre più connessi: un team di ricerca guidato dall’HUMANITAS Research Hospital di Milano ha scoperto una barriera che, proteggendo il nostro cervello dalle infiammazioni intestinali, può esporlo ad ansia e depressione.

Ansia e depressione caratterizzano spesso chi soffre di malattie croniche intestinali, come la colite ulcerosa e la malattia di Crohn, tanto che il legame tra intestino e cervello è stato ipotizzato da tempo. Ma il meccanismo di questa connessione è rimasto sempre pressochè sconosciuto.

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Ma ora un team tutto italiano ha scoperto il funzionamento di una delle barriere fra circolo sanguigno e cervello, il plesso coroideo, il cui meccanismo bloccherebbe l’ingresso nel cervello di segnali infiammatori originati nell’intestino e migrati verso altri organi grazie al flusso sanguigno, esponendolo però ad ansia e depressione.

Il plesso coroideo è una struttura presente nel cervello dove viene prodotto il liquido che avvolge l’encefalo e il midollo spinale, a protezione delle delicate strutture del sistema nervoso centrale, e che svolge la funzione di veicolo per l’ingresso di sostanze nutritive e l’eliminazione di quelle di scarto, nonché un ruolo nella difesa immunitaria.

Abbiamo scoperto che all’interno del plesso coroideo, oltre alla nota barriera epiteliale, esiste un’ulteriore barriera vascolare, che abbiamo definito barriera vascolare del plesso coroideo – spiega Sara Carloni, coautrice del lavoro – In condizioni normali questo ‘cancello’ consente l’ingresso di molecole derivate dal sangue e, in caso di infiammazione in organi distanti (in questo caso l’intestino), la barriera si riorganizza e si chiude per bloccare l’ingresso di possibili sostanze tossiche.

Lo studio è stato condotto usando un modello sperimentale genetico, che consente di “chiudere” la barriera cerebrale senza che ci sia infiammazione dell’intestino, dimostrando che questa avviene con alterazioni del comportamento, determinando un aumento di ansia e un deficit nella memoria episodica.

Una scoperta che apre molte porte sulla cura di diverse patologie psicologiche e psichiatriche, ma anche neurodegenerative

Il primo passo in avanti da fare ora è capire in quali altre malattie si attiva questa chiusura, ma anche quali molecole possano essere coinvolte nelle anomalie comportamentali per modulare la reazione della barriera. Tra l’altro anche i pazienti con patologie neurodegenerative hanno un intestino permeabile, da cui quindi passano più molecole verso il flusso sanguigno, spiegano i ricercatori.

Ora sappiamo che questa migrazione è correlata a una chiusura della barriera cerebrale e quindi a depressione e ansia – continua la Carloni – Come possiamo riaprire ‘il cancello’ del plesso per combattere questi stati alterati? E ancora, come possiamo modulare la barriera per raggiungere il cervello e consentire il passaggio di farmaci?

Attualmente il team sta studiando la microglia, l’insieme delle cellule immunitarie presenti nel cervello, la cui attività può essere influenzata dai segnali provenienti dal sistema immunitario periferico e che a sua volta interviene in modo importante sulla funzione della sinapsi, la sede di tutti i processi alla base del funzionamento del cervello, inclusi apprendimento e memoria.

Il lavoro è stato pubblicato su Science.

Fonti: HUMANITAS Research Hospital / Science / HUMANITAS Research Hospital/Youtube

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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