Perché abbiamo il cerume?

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Il cerume è una miscela di sostanze situata nel canale uditivo esterno, che tendiamo a pulire per igiene e che in taluni casi, se eccessivo, può dare molto fastidio, fino a formare dei veri e propri tappi che vanno rimossi da personale esperto. Ma perché lo abbiamo?

La secrezione viene fisiologicamente sospinta dalle cellule epiteliali verso l’esterno del condotto uditivo, e a questo processo naturale contribuiscono anche i movimenti della bocca durante la masticazione, la conversazione o lo sbadiglio.

Molte persone tendono a pulire le orecchie eliminando il cerume anche utilizzando i cotton fioc, pensando che sia una misura igienica da prendere. Nulla di più sbagliato: i bastoncini, oltre ad essere un problema ambientale, possono provocare a loro volta dei danni all’orecchio e vengono usati per rimuovere qualcosa che, invece, è tutt’altro che un problema.

Le proprietà benefiche del cerume

Il cerume può sembrare sinonimo di sporcizia, ma in realtà una difesa del nostro organismo senza la quale le nostre orecchie non sarebbero lubrificate correttamente, né protette da ospiti indesiderati come sporcizia o detriti.

Come è noto da tempo, la secrezione ha inoltre proprietà antibatteriche e antimicotiche in quanto mantiene l’ambiente nel condotto uditivo acido e costituisce una barriera fisica contro sostanze estranee come acqua, insetti e polvere.

Tipologie di cerume

Il cerume non è uguale per tutti. Chimicamente composto da acidi grassi, alcoli, ceramidi, triacilgliceroli, idrocarburi a catena lunga e precursori di colesterolo come lanosterolo e squalene, nonché da colesterolo stesso, può manifestare consistenza fisica che varia da bagnato, appiccicoso e giallo/marrone fino a secco, friabile e bianco/grigiastro.

Tali differenze hanno radici genetiche: in particolare, il cerume “bagnato” si forma con un gene chiamato ABCC11, e questo è così vero che diverse etnie hanno selezionato nel corso dell’evoluzione tipologie differenti.

In particolare il tipo secco è di solito prevalente negli asiatici orientali (95%) ma raro negli europei e negli africani (3%), mentre un tasso misto di tipi secchi e umidi con incidenza di cera secca del 30-50% è osservato nelle popolazioni di nativi nord americani, nelle isole del Pacifico, in Asia centrale e in Turchia.

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Tappo di cerume

Il cerume in eccesso viene generalmente eliminato dall’organismo in modo naturale. In alcuni casi, comunque, può esserci un eccessivo accumulo. La secrezione è infatti prodotta in quantità diverse anche in base a fattori ambientali come lo stress. Inoltre alcune persone hanno un condotto uditivo stretto o leggermente piegato, cosa che non ne favorisce l’uscita.

In questi casi si forma quello che è comunemente noto come “tappo di cerume”, che in alcuni casi può sul serio compromettere l’udito, ostacolando le onde sonore, che non riescono ad arrivare efficacemente al timpano. Il tutto si percepisce molto più attutito e inoltre si sperimenta un fastidioso dolore auricolare.

Come rimuovere il cerume (e cosa non fare)

Diversi sono i metodi per l’eliminazione fisica del cerume quando questo è decisamente eccessivo, tanto da compromettere l’udito: da sostanze che lo sciolgono da far gocciare nel condotto uditivo all’inserimento di acqua a pressione nel condotto uditivo.

Tuttavia, è importante che queste operazioni vengano effettuate da personale esperto perché i rischi sono molto alti: un non corretto utilizzo di attrezzature, per esempio, potrebbe portare anche a lesioni al timpano.

In generale è bene dunque usare acqua e sapone per l’igiene personale delle orecchie e per qualsiasi dubbio rivolgersi sempre ad un medico.

Puoi scoprire qui come pulire le orecchie senza usare i cotton fioc.

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Roberta De Carolis

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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