Cannabis: la serra nel Regno Unito dove si studia un trattamento anti schizofrenia

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Generalmente la scienza tende a considerare la cannabis un potenziale innesco per la schizofrenia ma in realtà la marijuana conterrebbe anche un ingrediente che al contrario potrebbe avere benefici effetti antipsicotici. In una serra vicino Londra, autorizzata alla coltivazione di cannabis a scopo terapeutico, si stanno studiando le potenzialità di questa pianta appunto contro la psicosi.

Si tratta dell’unico centro di ricerca nel Regno Unito con regolare licenza per coltivare cannabis su vasta scala commerciale, in totale la serra contiene 30mila piante di marijuana che crescono fino ad un’altezza di quasi 2 metri grazie a dei ventilatori giganti e delle apposite luci che ne riproducono l’habitat ideale.

A capo della coltivazione c’è il botanico David Potter che supervisiona queste piante utilizzate per la ricerca medica e per la produzione del farmaco a base di cannabis, Sativex, indicato per il trattamento del dolore in chi è affetto da scelrosi multipla. Il dottor Potter è il referente per la GW Pharmaceuticals, una società che sta studiando come la cannabis potrebbe aiutare a curare una serie di malattie che vanno dall’epilessia al cancro.

Recentemente il team di esperti ha pensato di realizzare un trattamento che possa essere utilizzato per curare la psicosi e malattie correlate come la schizofrenia. Questo potrebbe sembrare un assurdità dato che come ha spiegato il dottor Potter al The Guardian: “L’ingrediente più conosciuto della cannabis (..) è il THC [o tetraidrocannabinolo]” ed è stato provato che questo principio attivo in dosi elevate può indurre sintomi psicotici temporanei come paranoia, allucinazioni e ansia. Non si tiene però conto del fatto che la marijuana contiene anche un altro cannabinoide, il CBD (cannabidiolo), che sembrerebbe avere invece l’effetto esattamente opposto, dimostrando proprietà neuroprotettive.

Il problema è che la maggior parte della cannabis, attualmente, contiene moltissimo THC e poco CBD. Ciò è stato riscontrato dallo stesso dottor Potter che, per conto del Ministero degli Interni e della polizia britannica, ha analizzato numerosi campioni di cannabis venduti in strada.

L’alta presenza di THC è dovuta al fatto che i coltivatori illegali, nel corso degli ultimi decenni, hanno selettivamente allevato le piante ricche di questa sostanza in quanto rendevano poi in chi la fumava un effetto più forte. Quello che sta facendo nella sua serra il dottor Potter è l’esatto contrario, selezionare delle piante con tanto CBD in modo da poter portare avanti la sperimentazione di un farmaco contro la schizofrenia.

Attualmente in corso, i primi dati ufficiali dello studio in doppio cieco che si sta svolgendo nel Regno Unito, usciranno solo il prossimo anno. Per il momento Potter e la sua squadra restano cauti, in quanto non sono ancora riusciti bene a capire il meccanismo con cui agisce il CBD. Staremo a vedere gli sviluppi.

Francesca Biagioli

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Francesca Biagioli è una redattrice web che si occupa soprattutto di salute, alimentazione naturale, oli essenziali e fitoterapia, le sue passioni da sempre. Laureata in lettere moderne, con Master in editoria, ha poi virato le sue competenze verso il benessere olistico
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