Cannabis, dopo 60 anni l’Oms riconosce finalmente le sue proprietà terapeutiche

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Una svolta storica nel campo medico-scientifico, dopo più di mezzo secolo in cui l’Oms faceva rientrare la cannabis tra gli stupefacenti considerati pericolosi e senza alcun valore terapeutico

La cannabis ha qualità terapeutiche e, stando ai dati, va necessariamente riqualificata. È quanto emerge dalle raccomandazioni che l’Organizzazione mondiale della sanità ha inviato ai governi per eliminare la cannabis dall’elenco IV della Convenzione unica sugli stupefacenti.

Si avvia a rompersi, così, uno dei tabù che duravano dal 1961, anno in cui questo tipo di sostanze furono inserite nella Tabella IV della Convenzione Unica che racchiude gli stupefacenti considerati particolarmente pericolosi e senza alcuna importanza terapeutica.

Dopo un parere favorevole risalente già a due anni fa, per la prima volta dal 1961, insomma, lo status della cannabis nel diritto internazionale sta cambiando. Le raccomandazioni scientifiche dell’Oms sul valore terapeutico e sui danni correlati alla Cannabis sativa L., che abrogano il divieto di cannabis medica del 1950, potrebbero cambiare le politiche a livello globale e le riforme a livello nazionale.

Nel marzo del 2016, il gruppo di esperti di cannabis di fama mondiale convocati dall’organizzazione dei pazienti “Americans for Safe Access” presentò all’Oms un documento che dimostrava l’utilità medica della cannabis e, nel novembre 2016, la stessa Oms accettò di effettuare una revisione che si è poi svolta in più fasi ed è arrivata all’emissione di queste raccomandazioni al Comitato delle Nazioni Unite sugli stupefacenti.

Nello specifico, l’Organizzazione Mondiale della Sanità chiede ora la rimozione della pianta intera di marijuana e della resina di cannabis dall’elenco IV, la categoria più restrittiva della convenzione sulla droga del 1961, e che il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e i suoi isomeri siano completamente rimossi da un trattato di droga del 1971 separato e aggiunti alla Tabella I della convenzione del 1961.

L’Oms si sta anche muovendo per chiarire che i preparati a base di cannabidiolo e concentrati sul CBD contenenti non più dello 0,2% di THC sono “non sotto controllo internazionale”, anche se, in precedenza, l’Oms aveva già sottolineato che il CBD non va incluso nelle convenzioni internazionali. Estratti di cannabis e tinture dovrebbero, inoltre, essere rimossi dalla Tabella I della Convenzione unica sugli stupefacenti e composti farmaceutici contenenti THC dovrebbero essere inseriti nell’Allegato III di quella convenzione.

La nuova linea dell’Oms sarà messa in votazione durante la sessantaduesima sessione della Commissione sugli stupefacenti che si terrà a Vienna a marzo prossimo. 53 Stati membri dovranno confermarla, anche a maggioranza semplice.

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Germana Carillo

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