Cannabis light: il CSS dice no alla vendita perché “potenzialmente pericolosa per la salute”

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Cannabis light, per il Consiglio Superiore di Sanità non può essere considerata sicura e ne andrebbe bloccata la vendita. Parole che stanno suscitando un forte dibattito e anche numerose polemiche.

A seguito di un parere richiesto a febbraio dal segretariato generale del Ministero della salute, il Css ha suggerito di attivare

“nell’interesse della salute individuale e pubblica e in applicazione del principio di precauzione, misure atte a non consentire la libera vendita dei suddetti prodotti”.

Decisione che potrebbe sconvolgere un mercato in pieno fermento grazie alla legge 242 del 2 dicembre 2016 “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”.

A maggio, il Ministero delle politiche agricole aveva addirittura reso note le regole per la coltivazione tramite una circolare in cui era stato ribadito che “la coltivazione è consentita senza necessità di autorizzazione, richiesta, invece, per la coltivazione di canapa ad alto contenuto di Delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e Delta-8-trans-tetraidrocannabinolo (D8-THC) per gli usi consentiti dalla legge”.

I due quesiti del Consiglio Superiore di Sanità

Come si legge su Adnkronos, al Css sono stati posti due quesiti: se le infiorescenze di cannabis light debbano essere considerate pericolosi per la salute e se possano essere messe in commercio stabilendo anche a quali condizioni.

In merito al primo quesito, il Css “ritiene che la pericolosità dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, non può essere esclusa”.

Secondo il Consiglio infatti la biodisponibilità di Thc anche a basse concentrazioni pari allo 0,2%-0,6%, ossia quelle consentite dalla legge,

“non è trascurabile, sulla base dei dati di letteratura; per le caratteristiche farmacocinetiche e chimico-fisiche, Thc e altri principi attivi inalati o assunti con le infiorescenze di cannabis sativa possono penetrare e accumularsi in alcuni tessuti, tra cui cervello e grasso, ben oltre le concentrazioni plasmatiche misurabili; tale consumo avviene al di fuori di ogni possibilità di monitoraggio e controllo della quantità effettivamente assunta e quindi degli effetti psicotropi che questa possa produrre, sia a breve che a lungo termine”.

Inoltre, secondo il Css non sembra che sia stato valutato il rischio del consumo di questi prodotti in determinate condizioni, quali età, presenza di patologie concomitanti, stati di gravidanza/allattamento, interazioni con farmaci. Rispondendo al secondo quesito posto dal segretariato generale del ministero della Salute, il Consiglio ritiene che

“tra le finalità della coltivazione della canapa industriale non è inclusa la produzione delle infiorescenze né la libera vendita al pubblico; pertanto la vendita dei prodotti contenenti o costituiti da infiorescenze di canapa, in cui viene indicata in etichetta la presenza di ‘cannabis’ o ‘cannabis light’ o ‘cannabis leggera’, in forza del parere espresso sulla loro pericolosità, qualunque ne sia il contenuto di Thc, pone certamente motivo di preoccupazione”.

Sulla base delle opinioni espresse dal Css, secondo quanto appreso da Adnkronos Salute, il Ministero della salute ha richiesto anche un parere all’Avvocatura dello Stato, ed è in attesa di risposta.

Decisione controcorrente…

Parole che arrivano all’indomani della decisione del Canada di rendere legale la marijuana (non la cannabis light) anche a scopo ricreativo. Ma arrivano soprattutto dopo l’annuncio dell’Oms. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha fatto sapere di voler rivalutare scientificamente gli effetti della marijuana, lasciando presagire così la possibilità di eliminarla dalla lista delle droghe.

Ad annunciarlo è stato Marco Perduca, ex-senatore radicale e portavoce dell’Associazione Luca Coscioni, presente nei giorni scorsi a Ginevra durante la sessione aperta della Commissione di Esperti sulle Dipendenze da Droga dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che, quindi, per la prima volta nella storia delle Nazioni unite informa di avviare una revisione delle proprietà terapeutiche della cannabis.

Un passo importante a livello globale, un processo di revisione critica che avrà lo scopo di formulare anche delle raccomandazioni operative.

Un vero e proprio passo indietro rispetto al mondo?

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Francesca Mancuso

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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