Candida Auris: il fungo killer che resiste ai farmaci

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Non solo batteri resistenti agli antibiotici. Si chiama Candida Auris il fungo killer, scoperto nel 2009, che torna a far paura negli Usa, dove già si registrano 44 casi di infezione resistente alle cure farmacologiche e 17 decessi.

Candida Auris, scoperta e diffusione

La prima volta che la Candida Auris viene scoperta è nel condotto uditivo di un anziano giapponese. La scoperta avvenne appunto a Tokyo ma il 70enne non fu l’unico caso registrato. Il fungo con il tempo è migrato fino a raggiungere gli Usa e il Regno Unito. Tra i Paesi in cui si rintraccia il fungo dal 2009 troviamo Canada, Colombia, Germanai, India, Israele, Kenya, Kuwait, Norvegia, Pakistan, Spagna, Sud Africa, Sud Corea e Venezuela.

È a Londra che si manifesta il primo caso di infezione di Europa, dove poi si riscontra la presenza del fungo in almeno 50 casi tra aprile 2015 e luglio 2016. Per quanto riguarda le morti degli ultimi mesi negli Usa, dove il primo caso si registra nel 2013, non è però possibile collegarle in maniera inequivocabile alla presenza della Candida Auris perché gli infetti presentavano in realtà anche altre patologie. Nell’ultimo anno è cresciuto il numero dei casi di infezione in maniera esponenziale in queste zone.

Sintomi, effetti e soggetti a rischio con la Candida Auris

I decessi si riscontrano quando il fungo entra in circolo, altrimenti si registrano infezioni al sangue, alle orecchie (come nel primo caso in Giappone) e legate alla presenza di ferite. È il bruciore il sintomo più comune, insieme alla difficoltà a deglutire.

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Il problema maggiore per i medici è che questo fungo killer resiste alle cure. Inoltre, è complicato identificarlo nei test perché tende ad essere confuso con la Candida comune. A farne le spese sono soggetti deboli – anziani e bambini in primis – anche per via della facilità di diffusione, soprattutto in ambienti come gli ospedali, dove il fungo è stato trovato anche su strumenti o sugli arredi, oltre che sui degenti. I più a rischio sono le persone con le difese immunitarie basse o affette da patologie come il diabete, donne che hanno avuto neonati prematuri, persone in dialisi o che hanno subito da poco un trapianto. Ma i medici rassicurano: la maggior parte delle persone non deve preoccuparsi e può entrare in ospedale senza alcun timore di contrarre l’infezione.

Anna Tita Gallo

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