Cancro al colon-retto: scoperto campanello d’allarme nei batteri dell’intestino. Lo studio italiano

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

C’è una forte relazione tra il microbioma intestinale e il cancro al colon-retto. La popolazione batterica intestinale di una persona colpita da questo tipo di tumore, infatti, ha delle caratteristiche specifiche.

Specifici batteri e determinati microorganismi possono essere associati a un maggior rischio di contrarre il cancro al colon retto. Il microbiota intestinale, infatti, ossia quel complesso ecosistema di batteri, funghi e virus delle persone colpite da questo tipo tumore, avrebbe delle caratteristiche ben precise. Per questo motivo consentirebbe una buona diagnosi precoce.

A rivelarlo è un gruppo di ricercatori internazionali coordinati dal Dipartimento Cibio dell’Università di Trento, che in uno studio pubblicato su Nature Medicine ha analizzato migliaia di campioni arrivando proprio alla correlazione tra la composizione del microbioma intestinale e il cancro al colon-retto, una neoplasia che si sviluppa a partire da gruppi di cellule della parete interna della parte finale dell’apparato digerente.

Tra le cause di questo tipo di tumore vi sono abitudini alimentari e stile di vita errati ma anche fattori genetici. Ora le nuove ricerche suggeriscono che anche il microbioma intestinale potrebbe avere un ruolo importante nella malattia, aprendo la strada alla diagnosi precoce.

Lo studio

Per arrivare questo risultato i ricercatori hanno analizzato un migliaio di campioni fecali, tramite la metagenomica computazionale, prelevati da popolazioni molto diverse: dagli Stati Uniti al Giappone, attraverso Canada, Cina, Italia e altri Paesi europei. Con metodi bioinformatici sviluppati ad hoc è stato poi sequenziato in modo massivo e parallelo il materiale genetico nei campioni, identificando gli organismi e i geni microbici presenti.

“Il sequenziamento massivo del materiale genetico presente nei campioni ci permette di identificare, tramite avanzati metodi bioinformatici, organismi e geni microbici presenti nel microbioma intestinale”, spiega il bioinformatico Nicola Segata, coordinatore dello studio.

Nei campioni fecali delle persone affette da cancro al colon-retto è stata osservata la presenza di un insieme di batteri marcatori della malattia, a partire dal Fusobacterium nucleatum, già associato alla neoplasia. Ma anche una decina di altri tipi di batteri che andrebbero a rafforzare quell’associazione.

“L’aspetto interessante è che l’insieme dei batteri fortemente associati al carcinoma del colon-retto è lo stesso in popolazioni distinte che hanno solitamente un microbioma intestinale abbastanza diverso”, dice Segata.

Microrganismi e non solo: a essere associati al cancro al colon-retto sarebbero anche delle copie di un gene che codifica per un enzima (cutC), coinvolto nella produzione di trimetilammina, una molecola associata da alcuni studi a un rischio più elevato di sviluppare il cancro al colon-retto:

“Abbiamo osservato che nei soggetti affetti da carcinoma, il microbioma possiede un numero statisticamente più elevato di copie di un gene che codifica per un enzima chiamato cutC. Questo enzima è coinvolto nel metabolismo
della colina – un composto organico preveniente dalla dieta – e nella conseguente produzione di una molecola (la trimetilammina) che è stata associata in altri studi a
un rischio più elevato di contrarre il cancro al colon-retto”.

Trovare quindi un forte legame tra microbioma intestinale e tumore al colon-retto può portare a scoprire nell’immediato un importante sbocco sul piano della diagnosi precoce.

Leggi anche:

Germana Carillo

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
Naturale Bio

Tè matcha per restare in forma: come introdurlo nella propria dieta

Miomojo

Le borse vegan tutte italiane realizzate con “pelle di cactus” e scarti delle mele

Orto d’Autore

Come scegliere una marmellata buona e di qualità

Mediterranea

Olio di oliva e materie prime a km0: come nasce una crema Mediterranea

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Misura

In arrivo più di 13mila nuovi alberi in Italia, dai calanchi di Matera all’agricoltura urbana di Milano

Cristalfarma
NaturaleBio
Seguici su Instagram
seguici su Facebook