La paura di un’apocalisse climatica impedisce alle persone di avere figli. Lo studio

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Mettere al mondo un figlio fa paura ai giovani anche per colpa dei cambiamenti climatici. Un’idea che serpeggia da tempo, frutto di sondaggi e di analisi condotte dai media di tutto il mondo ma ora un nuovo studio ha fornito la prova scientifica di questi timori.

Un’indagine condotta su 600 persone ha rilevato che alcuni genitori si pentono di avere avuto dei figli, figli che vivranno in un mondo devastato dai cambiamenti climatici. Si tratta del primo studio accademico che ha dimostrato quanto le persone siano preoccupate per la crisi climatica al punto da decidere di non avere figli per il timore che la loro prole debba affrontare una sorta di apocalisse c

L’analisi, un’indagine quantitativa e qualitativa, ha coinvolto 607 americani di età compresa tra 27 e 45 anni. Mentre il 59,8% degli intervistati ha dichiarato di essere “molto” o “estremamente preoccupato” per l’impronta di carbonio della procreazione, il 96,5% ha riferito di essere “molto” o “estremamente preoccupato” per il benessere dei propri figli esistenti, attesi o ipotetici in un mondo colpito dai cambiamenti climatici.

Ciò è in gran parte dovuto a un‘aspettativa estremamente negativa del futuro. Erano soprattutto gli intervistati più giovani i più preoccupati per gli impatti sul clima che i loro figli avrebbero dovuto subire rispetto ai più anziani.

Secondo gli intervistati, avere un figlio significa potenzialmente che la persona continuerà a produrre per tutta la vita emissioni di carbonio che contribuiscono all’emergenza climatica. Era questo il timore condiviso dal 60% degli intervistati:

“I timori sull’impronta di carbonio dell’avere figli tendevano ad essere astratti e aridi”, ha detto Matthew Schneider-Mayerson, dello Yale-NUS College di Singapore, che ha guidato lo studio. “Ma le paure sulle vite dei bambini esistenti o potenziali erano davvero profonde ed emotive. È stato spesso straziante esaminare attentamente le risposte: molte persone hanno davvero aperto il proprio cuore”.

Secondo gli autori dello studio, il numero di persone che prendono in considerazione il cambiamento climatico nei loro piani riproduttivi è destinato a crescere visto l’impatto del riscaldamento globale è diventato sempre più evidenti.

“Per affrontare questo problema, dobbiamo davvero agire immediatamente per affrontare la causa principale, che è il cambiamento climatico stesso”, ha detto Schneider-Mayerson.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Climatic Change, non ha rilevato differenze statisticamente significative tra le opinioni di donne e uomini, sebbene le donne rappresentassero i tre quarti degli intervistati. Una donna di 31 anni ha detto:

“Il cambiamento climatico è l’unico fattore che conta per me nella decisione di non avere figli biologici. Non voglio dare alla luce bambini in un mondo morente [anche se] voglio ardentemente essere una madre “.

I ricercatori hanno scoperto che il 6% dei genitori ha confessato di provare rimorso per aver avuto figli. Una madre di 40 anni ha detto:

“Mi dispiace di avere avuto dei figli perché ho il terrore che dovranno affrontare la fine del mondo a causa del cambiamento climatico”.

Secondo l’autore dell’indagine, sono necessarie ulteriori ricerche su un gruppo più diversificato di persone e in altre parti del mondo.

“Il cambiamento climatico sta già influenzando il nostro mondo in modi spaventosi e quindi è certamente ragionevole tenere conto della crisi climatica quando si pensa al futuro della propria famiglia” ha aggiunto Seth Wynes, della Concordia University in Canada, autore di uno studio simile del 2017. “Poiché il cambiamento climatico continua a peggiorare, è importante capire come le percezioni del futuro possano cambiare il modo in cui le persone comuni pianificano la propria vita”.

Fonti di riferimento: Climate Change, The Guardian

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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