Il business del plasma che sta indignando l’Ungheria: milioni guadagnati e riversati nei paradisi offshore

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Il plasma umano è un business enorme, ma i soldi vanno alle società di raccolta fondi, paradisi offshore. La denuncia arriva dall’Ungheria, dove cresce l’indignazione, in un periodo storico in cui il plasma umano è sotto la lente di ingrandimento come possibile terapia di emergenza contro il coronavirus.

Stando a quanto riportato sul portale ungherese 24HU, Plasma Expert Kft., una delle più grandi società ungheresi che commercia plasma umano, è stata fondata meno di quattro anni fa e lo scorso anno ha raddoppiato il suo fatturato in un anno e quadruplicato il suo profitto (arrivato a circa 2.300.000 euro).

Secondo il rapporto dell’azienda, l’intero importo proviene dall’attività di esportazione, secondo la quale il plasma è stato venduto all’estero fino all’ultima goccia. I profitti stanno andando anche alla Golden Bay Trading FZE, società registrata nella zona di libero scambio negli Emirati Arabi Uniti.

Ma perché proprio lì?

La Golden Bay Trading FZE, situata in una situazione di libero scambio, attrae molto gli investitori stranieri perché non obbliga a versare il capitale sociale e non è nemmeno necessario presentare una relazione, nè una dichiarazione dei redditi. E, soprattutto, ha un proprio sistema fiscale e non tassa i profitti.

plasma business ungheria offshore

©Opten, e-beszamolo.im.gov.hu via 24HU

In Ungheria il plasma è un business: il governo ha cercato di massimizzare la quota pagata al donatore con un emendamento approvato nel 2017, comprimendo così completamente i profitti delle società di raccolta.

Al varo di queste misure, è arrivata Plasma Expert Kft. Dall’epoca la società ha cambiato 4 proprietari, alcuni con precedenti poco trasparenti in Ungheria e all’estero e, da maggio 2019, è di proprietà proprio della Golden Bay Trading FZE.

Cosa è il plasma e a che serve?

Il plasma è una componente del sangue umano che viene separato tramite un processo detto plasmaferesi. É una preziosa materia prima per la produzione farmaceutica che non può essere prodotta artificialmente ed usata, per es., nelle terapie di pazienti affetti da emofilia.

In tempi di coronavirus è tornato alla ribalda mediatica come possibile terapia in quanto, in certe condizioni, può contenere anticorpi specifici. Ha ottenuto alcuni successi nella fase di emergenza anche se è ancora considerato un trattamento non ottimale in quanto contenente molte altre componenti “inutili” e per questo non del tutto efficiente, oltre a tutti i potenziali rischi dei derivati del sangue umano (la ricerca ora si sta focalizzando ora sulla produzione dei soli anticorpi).

In barba a quanti sostengono che il plasma non si sia ancora affermato con terapia di eccellenza in quanto “poco costoso”, la materia prima è invece fonte di enormi guadagni, del quale però, purtroppo, non sempre beneficia chi dovrebbe.

Con evidenti ripercussioni su chi ne ha bisogno.

Fonti di riferimento: 24HU / Infogram.com

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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