Il super batterio resistente a tutti gli antibiotici. E una donna muore

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Super batteri e antibiotici: torna l’incubo di batteri resistenti agli antibiotici. Accade nel Nevada, negli Stati Uniti, dove una donna 70enne è morta proprio a causa di un super batterio resistente a tutti gli antibiotici disponibili.

26, per l’esattezza, sono stati gli antibiotici somministrati alla anziana donna che, dopo essere stata operata due anni fa in India per la frattura di un osso della coscia, si procurò poi una ostinata infezione.

Come è accaduto tutto ciò? Beh, la risposta è abbastanza semplice: negli ultimi anni, i batteri hanno sviluppato la capacità di essere invulnerabili ai comuni antibiotici e ciò richiede di ricorrere a farmaci sempre più potenti. In alcuni casi però i batteri super resistenti sembrano invincibili e in grado di provocare infezioni letali nell’uomo.

Il caso della donna statunitense deceduta nella città di Reno lo scorso settembre per choc settico è stato riferito dai Centers for Disease Control and Prevention. La causa della morte è stata la sepsi, a seguito di infezione da un raro batterio noto come carbapenemi-resistente Enterobacteriaceae (CRE), che è resistente a tutti gli antibiotici disponibili negli Stati Uniti. Il ceppo specifico è noto come Klebsiella pneumoniae, un batterio raro che resiste a quasi tutti gli antibiotici presenti sul mercato e che si diffonde in ambiente ospedaliero.

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Le autorità sanitarie sono ora ovviamente in allerta: la Klebsiella pneumoniae ha un tasso di mortalità di circa il 50% ed è considerata una grave minaccia per la salute pubblica da tutti gli organismi di sanità internazionali.

I test post-mortem hanno mostrato che l’infezione della donna potrebbe aver risposto a un trattamento chiamato “fosfomycin”, il cui uso non è approvato negli States. Paul Hoskisson, ricercatore della University of Strathclyde, in Scozia, spiega che, invece, molte nazioni europee, tra cui la Gran Bretagna, permettono la Fosfomicina per uso endovenoso in questi casi: “Stiamo vedendo un numero sempre maggiore di infezioni che resistono ai farmaci, e questo è uno dei primi casi di Klebsiella in cui non c’era nessuna opzione di sostanza disponibile per lo staff medico”.

Le conclusioni? Se da un lato i medici hanno sicuramente bisogno di più flessibilità nell’utilizzare antibiotici consentiti in altri Paesi, dall’altro urge limitare e regolare meglio la somministrazione di antibiotici considerati dei salvavita per l’uomo che, a causa dell’abuso e della diffusione dell’antibiotico-resistenza, rischiano di diventare piuttosto inefficaci.

Germana Carillo

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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