Ai batteri super resistenti la scienza risponde con super antibiotici. Ma è l’unica strada possibile?

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Batteri sempre più resistenti che mettono in serio pericolo la salute della popolazione mondiale. L’allarme è lanciato ancora una volta dall’Organizzazione mondiale della Sanità che in un nuovo report fa il punto della situazione.

Ogni anno circa 250mila persone muoiono di tubercolosi multiresistente, ma anche i germi più comuni, come quelli che causano polmonite o infezioni alle vie urinarie, si stanno rafforzando in maniera preoccupante.

Per questo l’Oms e l’organizzazione Drugs for Negleted Diseases Initiative (Dndi) hanno lanciato un’iniziativa internazionale per cercare soluzioni condivise al problema della resistenza dei batteri.

Il progetto è già partito in sei Paesi (Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Sudafrica, Svizzera, Regno Unito), mentre l’Oms sta definendo le linee guida per un uso responsabile degli antibiotici in ambito sanitario, negli allevamenti e nell’agricoltura.

Ma il problema ai batteri super resistenti è endemico, ve ne parliamo da tempo ed è dato dall’abuso di farmaci nelle cure mediche e dall’impiego eccessivo di antibiotici negli allevamenti intensivi dentro cui finisce ben il 70% di medicinale.

L’utilizzo, secondo i ricercatori, a oggi resta in gran parte ineliminabile, a causa delle condizioni di sovraffollamento e di promiscuità in cui vivono gli animali negli allevamenti, anche al fine di prevenire il diffondersi di malattie.

Se è vero che gli antibiotici hanno contribuito al progresso della medicina, è anche vero che il loro uso sconsiderato sta portando conseguenze inaspettate: essi finiscono in ciò che mangiamo e poi nel nostro organismo.

Tempo fa, Altroconsumo aveva analizzato 40 petti di pollo e nella maggior parte dei casi aveva trovato Escherichia coli resistente agli antibiotici, quindi altro che carne di pollo ‘più sana e più magra’.

“La resistenza antimicrobica è un’emergenza sanitaria globale che seriamente pregiudicherà i progressi della medicina moderna. C’è urgente bisogno di maggiori investimenti in ricerca e sviluppo per le infezioni resistenti agli antibiotici, inclusa la tubercolosi, altrimenti saremo costretti a ritornare in un momento in cui le persone temevano infezioni comuni e rischiassero la loro vita a seguito di una chirurgia minore”, afferma il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms.

Vi avevamo già parlato dei super batteri:

Ai super batteri, la scienza risponde super antibiotici. È davvero questa l’unica strada percorribile? Non sarebbe, invece, il caso di rivedere il problema alla base?

Dominella Trunfio

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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