Il corpo umano ospita quasi 5.000 specie diverse di batteri. Il primo “censimento” tutto italiano

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Il corpo umano è il regno dei batteri, con quasi 5.000 specie diverse che possono popolarlo. L’Università di Trento ha disegnato il più grande “database di batteri” finora mai compilato, evidenziando anche i processi di evoluzione che hanno portato diverse popolazioni della Terra a selezionarne alcuni rispetto ad altri.

Quasi 5.000 specie individuate tra gli oltre 150.000 genomi batterici ricostruiti nell’incredibile lavoro, che costituisce il più imponente catalogo di microorganismi umani mai avuto finora. Il gruppo di ricerca di Trento ha inoltre dimostrato che molti di questi sono più prevalenti in popolazioni non occidentalizzate che in occidente, probabilmente in conseguenza del processo di industrializzazione.

Il lavoro è stato condotto con una combinazione di analisi di laboratorio e di calcoli al computer, con un approccio chiamato ‘metagenomica computazionale: in particolare i ricercatori hanno analizzato il contenuto genetico dei batteri (l’insieme dei microorganismi umani detto microbioma) da una goccia di saliva, un tampone cutaneo o un grammo di feci, sequenziandolo poi con adeguata strumentazione di cui è dotata l’Università di Trento. A questo punto super-computer equipaggiati con sofisticati software hanno ricostruito composizione e dinamiche del microbioma.

Ma perché sono state utilizzate queste “fonti”? Il microbioma umano è quell’insieme di batteri, virus, funghi e parassiti che si trovano nell’intestino, nella bocca, sulla pelle e nell’apparato genitale.

E non è tutto “pacifico”, anche se sembra. Questi batteri infatti, con cui le cellule umane vivono in simbiosi, svolge sì importanti funzioni che ci permettono di sopravvivere, dal metabolismo alla difesa contro organismi patogeni, alla regolazione del sistema immunitario. Si è però dimostrato anche che il microbioma ha un ruolo nell’insorgenza di alcuni tumori, comportandosi da agente chiave nel successo della immunoterapia contro il cancro.

Alla luce di questo il lavoro non è dunque solo un, pur importante, passo in avanti nella pura conoscenza, ma un punto di partenza importantissimo per lo sviluppo di nuove terapie. “Abbiamo individuato e catalogato geneticamente un grande numero di batteri e archeobatteri che costituiscono il microbioma umano, ma che finora non erano mai stati analizzati o descrittispiega Nicola Segata, che ha guidato la ricerca – Questo permette ora di caratterizzare una frazione sostanziale del microbioma che era rimasta finora nascosta”.

A questo proposito un primo passo è già stato fatto.

Candidatus Cibiobacter qucibialis è il settimo organismo intestinale più prevalente nella popolazione e l’abbiamo individuato ricostruendo più di 1800 genomi – continua infatti il ricercatore – Questa specie potrà essere di grande importanza per la comprensione delle funzioni del microbioma umano e di come sfruttarlo in biomedicina.

La ricerca è stata pubblicata su Cell.

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Roberta De Carolis

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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