Bambino di 1 anno in quarantena da 50 giorni per Covid: è doppio negativo, ma il certificato di guarigione non arriva

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Prigioniero per mesi del coronavirus, anche se da 9 giorni non ce lo ha più. A distanza di tempo dal doppio tampone negativo, la Asl ancora non manda il certificato di guarigione

Nonostante sia negativo da 9 giorni, un bambino di 1 anno residente a Roma è ancora chiuso in casa, sfiorando la cifra record di 50 giorni di quarantena. Il suo certificato di guarigione, infatti, ancora non arriva. Così continua a non poter uscire, anche se di fatto non ha più il Covid-19.

Un incubo che dura dal 24 agosto e che lo vede bloccato in casa, a causa di una sequela di ritardi sia nell’effettuare i tamponi che nell’ottenere i loro risultati. Prigioniero del coronavirus, anche se non ce l’ha più. Francesco, nome di fantasia, è un bambino di un anno che ha passato la maggior parte della sua breve vita chiuso in casa in quarantena. Prima per il lockdown, come tutti, poi perché risultato positivo al coronavirus. Un blocco della sua vita sociale di cui solo in futuro conosceremo gli effetti sul suo sviluppo e sulla sua psiche.

A raccontare in esclusiva per greenMe questa assurda storia, fatta di ritardi e inghippi burocratici, è la sua mamma. Tutto è iniziato il mese di agosto, con un viaggio per andare a trovare i nonni, dove hanno incontrato anche dei parenti venuti dal Nord Italia. Una volta rientrati, arriva la notizia che proprio questi ultimi erano stati ricoverati d’urgenza per Covid-19.

Così, padre, mamma e bimbo si sottopongono volontariamente al tampone. Risultato: tutti e tre positivi. Nessuno di loro sta male, solo qualche lieve sintomo. Francesco ha avuto un solo giorno di febbre in tutto questo tempo.

Il 24 agosto comincia per l’intera famiglia l’isolamento, con tamponi ogni 10 giorni, alla ricerca della negativizzazione. La prima arriva il 25 settembre, ma i risultati giungono il 30, ben 5 giorni dopo. Sono tutti e tre negativi. Ma il secondo tampone di verifica viene fissato per il 4 ottobre, quindi a distanza di 10 giorni dal primo tampone, perché “prima non ci sono posti”. Questi ultimi risultati, ormai in forte ritardo, arrivano l’8, e solo dopo svariate insistenze della famiglia. Mamma e figlio sono negativi, il papà invece torna a essere positivo e viene isolato in casa.

L’incubo però non finisce qui. Perché ora servirebbe il certificato di guarigione, che libererebbe almeno mamma e figlio dopo questi 50 giorni di prigionia. Ma non arriva: l’Asl Roma 2 resta silente, così, a distanza di ben 10 giorni dal doppio tampone negativo, Francesco e della sua mamma sono ancora bloccati in casa per via di un pezzo di carta mancante. E la Asl non risponde alle loro chiamate e alle loro mail.

Una situazione difficile a cui si sono sommati anche altri problemi di tipo pratico. Come per esempio quello della spazzatura.

“Nessuno ci sapeva dire come attivare il ritiro. Siamo stati rimpallati tra Asl, Croce Rossa, Comune di Roma, Protezione Civile, Ama. Abbiamo mandato mail a tutti e alla fine ci ha chiamato una ditta privata che era incaricata del ritiro, perchè i nostri erano rifiuti speciali. Così abbiamo accumulato nel nostro appartamento spazzatura per settimane, compresi i pannolini sporchi del bambino”, ci racconta molto provata mamma E.

Suo figlio di tamponi ne ha fatti 5, prima di ottenere i due di fila negativi che consentissero la fine della quarantena.

“I risultati dei tamponi arrivano in ritardo. Noi siamo dichiarati guariti, come conferma la mail che ci è arrivata dalla Asl, anche se siamo a contatto con un positivo, per quanto isolato e con uso della mascherina in casa. Mi chiedo che senso abbia tutto questo. Ora attendiamo, oltre al nostro certificato, l’ennesimo tampone per mio marito, che è stato fissato per oggi 14 ottobre. Sono 50 giorni che mio figlio è recluso in casa”, continua E. Che a sua volta, nonostante sia asintomatica, non ha mai potuto riprendere il suo lavoro, neanche in modalità Smart working, risultando in malattia obbligatoria.

Una storia fatta di ritardi, incongruenze e assurdità. E a rimetterci ancora una volta sono i più deboli e indifesi, i bambini. Perché, ormai è chiaro a tutti, a oggi il nostro sistema sanitario non ce la fa a reggere.

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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