Avigan: via libera in Italia alla sperimentazione del farmaco giapponese contro il Covid-19

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L’Avigan, l’ormai celebre “farmaco giapponese” che sarebbe capace di bloccare il coronavirus in pochissimo tempo, verrà sperimentato anche in Italia. Ma i dubbi sono ancora molti e gli esperti frenano ancora gli entusiasmi. Le risposte dei test, tra l’altro, non arriveranno prima di 3 o 4 settimane.

Già il Veneto si era candidato a testare il farmaco divenuto noto anche grazie a un gran parlare rimbalzato sui social, ma, dopo che l’Aifa aveva chiesto maggiore cautela – anche e soprattutto alla luce del fatto che il favipiravir (principio attivo dell’Avigan) non è autorizzato né in Europa né negli USA – nelle ultime ore è arrivato il via libera dell’Agenzia con l’annuncio del ministro della Salute, Roberto Speranza.

“La Commissione Tecnico Scientifica, riunita nella seduta del 23 marzo, sulla base di preliminari e limitate evidenze di attività del medicinale favipiravir nella malattia COVID-19, è impegnata nella valutazione di un programma di sperimentazione clinica per valutare efficacia e sicurezza di questo trattamento”, così si legge nella nota dell’Aifa.

Un grande passo in avanti?

Sotto certi aspetti pare di sì, ma virologi e infettivologi invitano a stare coi piedi per terra.

Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, non fa a meno di dire:

Un conto sono le opzioni da testare e validare, e ben vengano le sperimentazioni, altro è definire alcune opzioni terapeutiche come la soluzione’ di un problema così importante come Covid-19. Prima di arrivare a dire di aver trovato soluzioni definitive servono prove inconfutabili – ha affermato ieri nel corso del suo intervento alla conferenza stampa alla Protezione civile. Nel caso di questo farmaco specifico a oggi non abbiamo evidenze precise e inconfutabili. Per questo raccomando cautela e prudenza per non ingenerare speranze che potrebbero restare deluse e frustrate”.

Mentre il presidente della stessa Aifa, Nicola Magrini, ospite alla trasmissione Otto e mezzo su La7, ha detto: “Si è parlato un po’ impropriamente di questo vecchio farmaco antinfluenzale, l’Avigan, creando alte aspettative. Così abbiamo pensato a uno studio sull’Avigan ma le risposte non arriveranno prima di 3 o 4 settimane”.

Cosa si sa degli effetti collaterali del favipiravir?

Vanno considerati, ahinoi, anche quelli. Il favipiravir, ingrediente principale di Avigan, ha la caratteristica principale di impedire ai geni di un virus di replicarsi all’interno delle cellule infette.

Come si legge sul Financial Times, negli anni passati, l’Avigan sarebbe stato ritirato per gravi effetti collaterali per le donne in gravidanza – con malformazioni sui feti – e per l’induzione in stati depressivi seri.

I medici hanno infatti affermato che Avigan deve essere usato con grande cura e sotto stretto controllo a causa di un grave effetto collaterale che potrebbe causare anomalie fetali se una donna incinta assumesse il farmaco. Anche e soprattutto per questo, Avigan non è usato per trattare la classica influenza.

La posizione di Fujifilm

Anche il gruppo giapponese Fujifilm proprietaria dell’azienda farmaceutica Toyama Chemical che produce l’Avigan (tra l’altro usato in risposta allo scoppio del virus Ebola in Guinea) ha da dire la sua.

Evidenziando che il farmaco ora viene somministrato a pazienti di Covid-19 in Giappone per uno studio di osservazione, al momento “non esistono prove scientifiche cliniche pubbliche che dimostrino l’efficacia e la sicurezza di Avigan contro Covid-19 nei pazienti”, sottolinea in un comunicato il senior director di Fujifilm Italia, Mario Lavizzari.

Il farmaco è stato approvato nel 2014 in Giappone come anti-influenzale. Lo studio di osservazione riguardante Covid-19 è condotto da istituzioni mediche che cooperano con i team istituiti dal Centro Nazionale per la Salute e la Medicina Globali del Giappone (National Center for Global Health and Medicine of Japan).

Sappiamo anche – si aggiunge – che Favipiravir (versione generica) è stato somministrato a pazienti Covid-19 in Cina. Fujifilm non ha svolto alcun ruolo nelle ricerche di cui sopra e non è quindi in grado di commentare questi risultati. Al momento non esistono prove scientifiche cliniche pubbliche che dimostrino l’efficacia e la sicurezza di Avigan contro Covid-19 nei pazienti”. Per valutare la sua efficacia e sicurezza nei confronti di Covid-19, Fujifilm “prevede di avviare uno studio clinico in Giappone. Fujifilm è al corrente della grave situazione che si sta verificando in Italia, tuttavia in questa fase Fujifilm non è in grado di divulgare alcun piano per l’uso di Avigan in altri paesi”.

Intanto, ad oggi sono due gli studi autorizzati: quello con l’antivirale remdesivir e quello per l’artrite tocilizumab.

Fonti: AIFAProtezione Civile / Otto e mezzo La7 / FT / MedRxiv (studio di osservazione) / Rai News

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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