IVA sugli assorbenti: ecco perché la ‘scusa’ dell’ambiente non regge

assorbenti-

Continua la polemica sull’IVA degli assorbenti che, non essendo stata ridotta al 5% come si sperava, ha scatenato numerose critiche da parte dell’opinione pubblica (e non solo). Proprio in seguito al mal contento generale è probabilmente arrivata la “scusa” del governo che ha dichiarato che la tassa è rimasta tale per motivi ambientali. Vi spieghiamo perché non può essere così.

A fare uno scivolone in merito alle decisione di lasciare l’IVA sugli assorbenti al 22% è stato Francesco D’Uva, capogruppo del Movimento 5 stelle alla Camera dei Deputati, che nel corso di Omnibus (La7) ha dichiarato:

“Perché non abbiamo abbassato l’Iva sugli assorbenti? Non c’era la copertura finanziaria in quel provvedimento. E, in più, noi siamo anche per l’ambiente, non siamo a favore degli assorbenti usa e getta. Ci sono delle possibilità non inquinanti, come le coppette mestruali e i pannolini lavabili” 

Per prima cosa per una donna è davvero antipatico sentirsi dire da un uomo cosa deve fare del suo corpo o cosa utilizzare o meno durante il suo ciclo mestruale. Ma tornando alla questione di fondo ci chiediamo però: se questa decisione è stata davvero presa in nome dell’ambiente, come mai non è stata abbassata l’IVA delle alternative ecologiche ai più tradizionali e inquinanti assorbenti?

Stiamo parlando di coppetta mestruale, assorbenti lavabili ma anche di assorbenti e tamponi biodegradabili. Se ciò fosse avvenuto, saremmo stati i primi ad esultare, ma non è andata affatto così. Tra l’altro la notizia arriva lo stesso giorno in cui il ministro Costa firma il decreto che permette di riciclare pannolini e assorbenti, una tecnologia tutta italiana che finalmente potrà svuotare discariche e inceneritori e dar vista a una filiera davvero “circolare”.

Tornando agli assorbenti, è evidente che questi prodotti con l’IVA al 22% inquinano esattamente come se l’IVA fosse al 5% e, purtroppo, il costo maggiorato, ricade ancora una volta sulle donne che continueranno a comprarli. Certamente è giusto incentivare la ricerca, prodotti e tecniche di smaltimento più sostenibili, ma i costi non dovrebbero ricadere sulle donne che tra l’altro, come sappiamo, generalmente percepiscono redditi inferiori a quelli degli uomini.

Se la motivazione fosse veramente l’ecologia ci sarebbero a disposizione un ventaglio enorme di opzioni per agire in tal senso! Anche perché, diciamocelo, pure i rasoi usa e getta inquinano, e nessuno sembra essersi mosso al riguardo. 

L’Italia sulla cosiddetta “tampon tax” si è fatta superare da molti paesi e sta dietro persino al Kenya, che è stato uno dei primi stati a detassare gli assorbenti (addirittura nel 2004), oltre che a paesi europei come Spagna (Iva al 10%), Francia (5%) o Irlanda (dove non esiste proprio tassazione su questi prodotti).

In conclusione possiamo dire, e ci sembra molto ovvio, che lotta per la sostenibilità ambientale non dovrebbe essere fatta sul corpo delle donne

Non si può tassare un assorbente, così come una coppetta mestruale, come bene di lusso (mentre ostriche e tartufi, per esempio, continuano ad essere beni di prima necessità).

Dovrebbe esserci l’IVA agevolata su coppette e lavabili.

Dovrebbero essere distribuite gratuitamente coppette mestruali a tutte le donne in età fertile…

Dovrebbe esserci un kit di assorbenti lavabile per ogni ragazzina a cui inizia il ciclo…

Allora, forse, avrebbe pure un senso.

Ma non è questo il caso. L’ambiente è una cosa seria, non una causa da tirare in ballo quando fa più comodo. Così come il ciclo delle donne.

Avere le mestruazioni non è un lusso!

Leggi anche:

Francesca Biagioli

Ecotyre

Da Gomma a Gomma: lo pneumatico verde tutto italiano realizzato con materiali riciclati

Coop

Dopo uva, meloni e ciliegie, anche le clementine dicono addio al glifosato

tuvali
seguici su Facebook