Antibiotici: gli italiani ne abusano ancora

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Oggi, 18 novembre, la Giornata Europea sull’uso prudente degli Antibiotici (“European Antibiotic Awareness Day”), un’iniziativa lanciata dal Centro Europeo per la Prevenzione ed il Controllo delle Malattie (ECDC) di Stoccolma. Proprio l’Italia è uno dei paesi che abusa di questi farmaci. E la conseguenza è ormai nota: una sempre maggiore resistenza agli antibiotici.

A lanciare un nuovo allarme è stato proprio l’ECDC in occasione della prima Settimana mondiale per l’uso prudente di antibiotici, dal 16 al 22 novembre.

I paesi. In Europa, il dato medio europeo di consumo fuori dagli ospedali per il 2014 è stato di 21,6 dosi al giorno ogni mille abitanti ma ci sono delle differenze tra i singoli stati. Si va dalle 10,6 dosi dell’Olanda alle 34,6 della Grecia. Il nostro paese non è tra i migliori: con 27,8 dosi, è al quinto posto, dopo Francia, Romania e Belgio. Per quanto riguarda il consumo di antibiotici negli ospedali la media europea è di 2 dosi al giorno ogni mille abitanti. Anche in questo caso sono gli olandesi quelli che fanno meno abuso, con una dose al giorno, mentre i peggiori sono i finlandesi con 2,6, mentre l’Italia è sopra la media europea con 2,2.

Resistenza agli antibiotici. In Europa, anche quest’anno, la situazione più critica riguarda la resistenza ai carbapenemi, antibiotici di ultima risorsa, utilizzati nella pratica clinica quando tutti gli altri risultano inefficaci nel trattare una specifica infezione. Ebbene, quando un batterio sviluppa resistenza nei confronti di questo tipo di antibiotico, non vi sono più armi terapeutiche efficaci per contrastarlo, rendendo fatali alcune infezioni.

L’Italia, insieme alla Grecia, è il Paese in larga parte responsabile per questo aumento della resistenza ai carbapenemi che riguarda soprattutto i ceppi di Klebsiella pneumoniae. Nel nostro paese, spiega l’Istituto Superiore di Sanità, la resistenza della Klebsiella ai carbapenemi si è impennata bruscamente nel 2010 e si è assestata intorno al 30% di tutti i ceppi isolati.

Tra le resistenze più critiche troviamo anche quella a Escherichia coli, (alta resistenza a fluorochinoloni e cefalosporine di terza generazione), Acinetobacter (resistenza ai carbapenemi vicino all’80%), Pseudomonas aeruginosa (resistenza a ceftazidime e aminoglicosidi) e Staphylococcus aureus (proporzione di ceppi meticillino-resistenti superiore al 30%).

Conseguenze per la salute. Anche se la resistenza agli antibiotici di per se è un fenomeno naturale legato alle mutazioni genetiche a cui vanno incontro i batteri, l’uso eccessivo degli antibiotici accelera la comparsa e la diffusione dei batteri resistenti.

Per l’Acting Director di ECDC, il dott. Andrea Ammon “l’ulteriore diffusione del CPE, cioè i batteri resistenti ai carbapenemi, un gruppo di antibiotici di ultima risorsa, è un motivo di grande preoccupazione nell’UE visto che le opzioni alternative per il trattamento di pazienti infetti sono limitate. ECDC ha visto che molti paesi dell’UE hanno intrapreso azioni per combattere la CPE, con i piani nazionali e altre misure. Tuttavia, deve essere fatto di più a tutti i livelli, locale, nazionale ed europeo. La riduzione del consumo di antibiotici in 5 Paesi dimostra che l’Europa si sta muovendo verso un uso più prudente degli antibiotici”.

Per leggere il report completo, clicca qui

Francesca Mancuso

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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