Alzheimer: una nuova tecnica non invasiva ripristinerà la memoria (senza farmaci)?

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Convivere con l’Alzheimer grazie a degli ultrasuoni. L’Alzheimer è, purtroppo, sinonimo di perdita di memoria. Un black out graduale della mente, un addio costante e, per fortuna impercettibile per chi ne soffre (ma non per chi è accanto), ai propri ricordi.

Ma se del cervello dei malati di Alzheimer si facesse tabula rasa e si tentasse di ripristinarli questi ricordi?

Da questo ipotesi sono partiti alcuni ricercatori australiani dell‘University of Queensland che hanno messo a punto una tecnologia ad ultrasuoni non invasiva che può essere usata per trattare questa malattia neurodegenerativa e riabilitare proprio la memoria.

Lo studio ha dimostrato un’associazione tra l’Alzheimer e l’accumulo di placche che interessano le connessioni neuronali nel cervello. Gli studiosi hanno così scoperto un nuovo modo per rimuovere queste placche tossiche utilizzando una più delicata forma di terapia, innocua, che non procura lesioni ai neuroni. Una tecnica che, dicono i ricercatori, può essere molto efficace, soprattutto se applicata negli stadi iniziali dell’Alzheimer, quando le placche amiloidi non hanno danneggiato irrimediabilmente le sinapsi e quindi il recupero della memoria è ancora parzialmente reversibile. Il tutto senza ausilio di farmaci.

COME FUNZIONA – La nuova tecnica a ultrasuoni si basa sulla attivazione di alcune cellule immunitarie, le cosiddette “della microglia”, di modo che vengono fagocitate le placche amiloidi, rovina per i malati di Alzheimer.

Durante i test, i ricercatori hanno usato delle speciali micro-bolle contenenti gas e rivestite di grasso, attivate poi dagli ultrasuoni per aprire una sorta di porta temporanea nella barriera ematoencefalica che protegge il cervello dalle sostanze nocive e al termine degli esperimenti gli scienziati hanno constatato gli effetti benefici del trattamento, grazie alla “distruzione” dei tre quarti di placche amiloidi effettuata dalle cellule del sistema immunitario che erano state attivate dalla nuova terapia.

Una tecnica, insomma, che promette di essere molto efficace, soprattutto se applicata negli stadi iniziali della malattia. Ma gi esperti hanno bisogno di ulteriore tempo per calibrarla sulle dimensioni del cervello umano.

Intanto, cerchiamo di tenere allenata la nostra mente e, se è vero come è vero che anche a tavola preveniamo gran parte dei disturbi legati alla nostra salute compresi quelli della memoria, “ricordiamoci” anche di mangiare sano!

Germana Carillo

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L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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