Alzheimer: scoperta la possibile causa principale, presto una cura?

Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin

Gli esperti Usa avrebbero individuato la possibile causa principale del morbo di Alzheimer. I ricercatori della Duke University hanno scoperto che, bloccando un particolare processo cellulare, si riuscirebbe a ridurre il numero delle placche amiloidi che alterano il funzionamento dei neuroni e portano alla comparsa dei sintomi dell’Alzheimer.

La scoperta statunitense potrebbe condurre a nuove strategie per individuare una cura per il morbo di Alzheimer. Gli esperti pensano che la comparsa dell’Alzheimer potrebbe dipendere da una carenza di arginina, un amminoacido che viene considerato molto importante per il cervello.

Durante i processi patologici della malattia si verificherebbe un consumo eccessivo di arginina da parte delle cellule immunitarie. Ecco che allora proprio impedendo il consumo eccessivo di arginina si potrebbe giungere ad una cura.

Questo il parere dell’autrice della ricerca, Carol Colton, esperta della Duke University School of Medicine di Duhram. Lo studio in questione è stato pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience con il titolo di “Arginine deprivation and immune suppression in a mouse model of Alzheimer’s disease”.

Durante gli studi sulla malattia di Alzheimer, i ricercatori hanno notato che l’accumulo di placche anomale nel cervello e la perdita di memoria risultano accompagnati da una carenza dell’amminoacido arginina. Questa sostanza verrebbe eliminata a causa dell’azione anomala delle cellule immunitarie presenti nel cervello, chiamate microglia.

Un farmaco ora in corso di studio per i tumori potrebbe risolvere il problema? Gli esperti hanno orientato la propria attenzione sul farmaco sperimentale DFMO, preso in considerazione inizialmente solo per il trattamento dei tumori. Questo farmaco potrebbe contribuire a ridurre sia l’accumulo di placche sia i sintomi della perdita di memoria tipici del morbo di Alzheimer.

Al momento si tratta soltanto di uno studio preliminare che necessita di essere approfondito, ma a partire dalle recenti scoperte i ricercatori potrebbero individuare nuove strade per affrontare la malattia, per una diagnosi precoce e per la proposta di una cura.

Marta Albè

Leggi anche:

Come scoprire l’Alzheimer con le analisi del sangue
Carne e cibo spazzatura alimentano Alzheimer e demenza
Alzheimer: il rischio aumenta in chi vive in zone poco soleggiate

L'articolo riprende studi pubblicati e raccomandazioni di istituzioni internazionali e/o di esperti. Non avanziamo pretese in ambito medico-scientifico e riportiamo i fatti così come sono. Le fonti sono indicate alla fine di ogni articolo
Condividi su Whatsapp Condividi su Linkedin
Life Coach, insegnante di Yoga e meditazione. Autrice del libro “La mia casa ecopulita” edito da Gribaudo - Feltrinelli editore.
Terranova integratori

Come rafforzare il sistema immunitario prima dell’inverno

Famas

Arriva la fibra di basalto per un isolamento performante

Misura

“A Misura di verde”: al via il progetto che pianterà oltre 13mila alberi in Italia per combattere i cambiamenti climatici

Schär

Schär Bio, il gluten free biologico che ha contribuito a far nascere una foresta

Cristalfarma
Seguici su Instagram
seguici su Facebook